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giovedì 3 marzo 2016

Accesso civico e trasparenza della Pubblica Amministrazione alla luce delle (previste) modifiche alle disposizioni del Decreto Legislativo n.33/2013

Pubblicato sulla rivista federalismi.it un articolo di Diana-Urania Galetta, Professore ordinario di Diritto amministrativo presso l'Università degli Studi di Milano, dal titolo Accesso civico e trasparenza della Pubblica Amministrazione alla luce delle (previste) modifiche alle disposizioni del Decreto Legislativo n. 33/2013.


Questo il sommario:
1. Note introduttive: trasparenza e diritto di accesso agli atti della P.A. nella L. 241/90. -2. Il Decreto Legislativo 150/290 (c.d. Decreto Brunetta) e il Decreto Legislativo 33/2013. -3. Le novità del c.d. “Decreto Trasparenza” che attua la delega ex art. 7 della Legge Madia: nota introduttiva. -4. Le novità del c.d. “Decreto Trasparenza”: dalla trasparenza come obbligo di pubblicazione alla trasparenza come libertà di accesso (a dati e documenti). -5. Segue. I limiti al nuovo accesso civico.- 6. Segue. L’ambito soggettivo di applicazione della disciplina contenuta nel novellato D.Lgs. n. 33/2013 (i soggettivi passivi dell’accesso). -7. Segue. Accesso civico e gratuità. -8. Segue.La comunicazione ai controinteressati. -9. Segue. Una nuova fattispecie di responsabilità dirigenziale .-10. Sull’attuale distinzione fra diritto di accesso ex artt. 22 ss. L. 241/90 e diritto di accesso civico ex D.lgs. 33 (come riformato): o quel che resta del diritto di accesso “classico”. -11. Conclusioni: luci e ombre della riforma proposta dalla bozza di Decreto e prospettive future.
In argomento si vedano i precedenti post:

1 commento:

  1. Ma perché non lo dimostriamo con i gesti, con le parole, ogni giorno, il bene che vogliamo alle persone care? Perché le elogiamo di nascosto, con gli estranei, quando non ci sentono? Perché aspettiamo che muoiano per esaltare davanti a tutti le loro virtù? Non mi mai accaduto di sentire un marito dire alla moglie: “ Tu sei una donna rara, esempio di tutte le virtù, madre amorosa fino al sacrificio, creatura eletta degna del cielo”. Eppure milioni i mariti hanno fatto scrivere parole come queste, e magari più altisonanti, sulle tombe delle loro mogli. Ma perché hanno aspettato tanto? Perché non le hanno dette prima, quando “lei” avrebbe potuto udirle e restarne commossa?

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