Collepardo (Fr)

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venerdì 13 maggio 2016

Dalla Conferenza Unificata l'ok agli ultimi due decreti del "pacchetto Madia"

Ieri la Conferenza Unificata ha dato il via libera agli ultimi due decreti attuativi della riforma della Pa (L. 124/2015) sui quali le autonomie locali erano chiamati ad esprimersi: lo schema di decreto con le norme per la semplificazione e l'accelerazione dei procedimenti amministrativi e il testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale

"Si chiudono i primi 11 decreti attuativi della delega che hanno trovato tutti intese o pareri favorevoli da parte della Conferenza Unificata", ha commentato al termine della riunione il sottosegretario alla Pa Angelo Rughetti.
“Ora vedremo la disponibilità complessiva, anche alla luce del parere del Consiglio di Stato, di cui terremo naturalmente conto, e del Parlamento", ha aggiunto Delrio. "Ma il complesso della riforma deve essere implementata e andare avanti rapidamente con la riforma dell'ambito trasporto pubblico locale, che ha tra le priorità la centralità del cittadino, l'acquisto di nuovi automezzi e l'avvio di gare per migliorare la qualità del servizio”.
“Con il via libera che abbiamo dato oggi in Conferenza Unificata a due provvedimenti di attuazione della legge delega per la riforma della P.a. si conclude, a tempo di record, il lavoro che abbiamo portato avanti d’intesa con il Governo per l’attuazione della Legge Madia”. Lo ha dichiarato al termine della Conferenza Unificata il Presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini.
Qui il link al testo del Verbale della Conferenza Unificata relativo al decreto per l'accelerazione e semplificazione dei procedimenti.
Qui il link al parere sullo schema di decreto legislativo recante: Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale.
Vedi anche il successivo post Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale: le proposte delle Regioni.

1 commento:

  1. È appena tornato dall’Africa, dov’è andato un po’ per spirito di avventura, un po’ per guadagnare un buon stipendio come maestro di scuola. “La gente è miserabile e dolce” mi dice, “pare che chieda scusa di vivere. Accetta senza ribellarsi: la siccità, le malattie, le piogge che sciolgono le capanne, le scudisciate delle guardie, le condanne a morte, le fatiche atroci per un pugno di farina. Sono rassegnati a tutto, anche a morire di fame.” Lo interrompo: “Morire di fame. Che tragedia inconcepibile. Ricordo che a scuola, quando il professore leggeva i versi della morte del conte Ugolino, con quei figli che gli si offrivano per sfamarlo, mi prendeva un malessere, come una nausea allo stomaco. Immaginate che cosa sarebbe per me, per te, per qualunque italiano, morire di fame. Urleremmo, diverremmo pazzi”.
    Sorride per il mio terrore:” Loro no” dice, “non fanno niente di questo. Sono abituati sin da bambini a non mangiare abbastanza. Il loro corpo cresce asciutto, con il minimo nutrimento. È un motore in cui il carburante entra una goccia alla volta. Il giorno in cui non arriva più, il motore si dibatte, arranca un poco per inerzia, sussulta, poi si ferma. Ma senza un grido né un fremito. Così la povera gente di tanta parte dell’Africa. Quando non ha più carburante, si rannicchia per terra e aspetta la morte….Voglio tornare là, dove la vita conta così poco. E dove ho imparato invece che vale così tanto”. V.B.

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