Collepardo (Fr)

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venerdì 24 giugno 2016

In Gazzetta il Decreto Legge n. 113 del 24 giugno 2016 recante "Misure finanziarie urgenti per gli enti territoriali e il territorio"

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale -Serie Generale n.146 del 24-6-2016 - il Decreto Legge 24 giugno 2016, n. 113 recante "Misure finanziarie urgenti per gli enti territoriali e il territorio".

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4 commenti:

  1. Uguaglianza: che bella parola. Da secoli la ripetono i filantropi, i rivoluzionari, gli animi santi: È davvero una bella parola; peccato che nella realtà non significhi niente.
    Tanto per cominciare la natura stessa è contro l’uguaglianza. Tra miliardi di facce, al mondo, non ce ne sono due uguali. Non sono uguali nemmeno le gemelle Kessler. Anche padre e figlio, per quanto somigliantissimi, hanno tutto diverso, le orecchie e il fegato, le tonsille e le impronte dei pollici. Di dentro, poi, siamo ancora più disuguali, che fuori, Mille teste, un milione di pensieri diversi. Prendete dieci persone che abbiano assistito allo stesso spettacolo: vi faranno dieci racconti differenti. La medesima storia d’amore, raccontata dai due protagonisti, è completamente differente. Ma guardatevi attorno: anche la vita è contro l’uguaglianza. Chi può dire che siano uguali, per il mondo, un miliardario e uno straccione, un padrone ed un cameriere, un celebre attore ed uno spazzino, una regia e una sguattera? È inevitabile, d’altra parte che sia così. Perché uno possegga una villa è necessario che gliela costruiscano. In un mondo tutto popolato di muratori non ci sarebbe lavoro; e in un mondo abitato solo da ricchi nessuno costruirebbe ville.
    Non ditemi poi, per favore, che l’uguaglianza è nei diritti e nei doveri, negli obblighi verso lo Stato, nel corso delle carriere, nel trattamento che la società ci riserva. La frase” La legge è uguale per tutti” farebbe sghignazzare un moribondo; e quest’altra” le tasse sono uguali per tutti” potrebbe oscurare il sole. Una raccomandazione, un’amicizia, un garbato ricatto, una telefonata opportuna, un’ora d’amore, un regalo vistoso bastano a buttare all’aria qualsiasi proposito di uguaglianza nei voti di un concorso, nell’assegnazione di un incarico, nel conferimento di un titolo, nella concessione di un appalto, nell’invio (o no) al fronte durante una guerra. V.B.

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  2. È l'alba.

    S'illumina il mondo
    come l’acqua che lascia cadere sul fondo
    le sue impurità. E sei tu, all' improvviso
    tu, mio amore, nel chiarore infinito
    di fronte a me.

    Giorno d' inverno, senza macchia, trasparente
    come vetro. Addentare la polpa candida e sana
    d' un frutto. Amarti, mia rosa, somiglia
    all' aspirare l' aria in un bosco di pini.

    Chi sa, forse non ci ameremmo tanto
    se le nostre anime non si vedessero da lontano
    non saremmo così vicini, chi sa,
    se la sorte non ci avesse divisi.

    E' così, mio usignolo, tra te e me
    c'è solo una differenza di grado:
    tu hai le ali e non puoi volare
    io ho le mani e non posso pensare.

    Finito, dirà un giorno madre Natura
    finito di ridere e piangere
    e sarà ancora la vita immensa
    che non vede non parla non pensa.

    Nazim Hikmet

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  3. Un giorno, tra miliardi di anni, suoneranno (sembra) le trombe del Giudizio Universale. Talvolta ci penso e mi immagino confuso in una moltitudine che coprirà non solo la Terra, mas l’Universo; una moltitudine di poveri corpi infreddoliti, appena usciti alla luce, con gli occhi sbarrati per la paura e la meraviglia. Vicino a me ci saranno degli sconosciuti, svegliati anche loro di soprassalto dopo un interminabile riposo. Ci guarderemo con indifferenza; non conterà nulla aver dormito gomito a gomito, nel grembo della terra, per una lunga catena di secoli. Ma subito cercherò con gli occhi le persone che mi sono state care in quel barlume di tempo che sembrerà la mia vita. Anche gli altri cercheranno come me, in una confusione gigantesca, senza speranza; Non ci ritroveremo. E ciascuno di noi, solo, comincerà a vivere la sua eternità.
    Ma allora forse, le passioni, gli affetti di oggi non conteranno più niente; gli amori che adesso ci scuotono saranno non più che fantasmi della memoria. Eppure (così almeno ci assicurano) saremo felici egualmente, immersi in una gioia immutabile, anche se ora, a pensarci, uomo tra gli uomini, non riesco ad immaginare una felicità che non sia impastata di tenerezza, di amore, di nostalgia e di dolore. V. B.

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  4. Riconoscere i propri errori è, a mio avviso, la migliore prova di maturità che un uomo possa dare. Solo i bambini capricciosi e gli ignoranti credono d’avere sempre ragione. Ma basta uscire dall’infantilismo e affrontare con un minimo di senso critico qualsiasi problema per capire che la verità è complessa e che ragione e torto non sono mai da una parte sola. I nostri antenati, sottili conoscitori della natura umana, usavano due celebri frasi per esprimere questi concetti. Dicevano:” È saggio l’uomo che sa cambiare opinione” e aggiungevano: “Sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico”. In parole schiette volevano dire che non è disonorevole ammettere di aver sbagliato, ma che è delittuoso battere sugli stessi errori per testardaggine, per falso orgoglio o per presunzione. C’è una sottile frase di Jenkins che vi consiglio di meditare: “Errare è umano, ma quando la gomma per cancellare si consuma prima della matita vuol dire che si sta esagerando.” V.B.

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