Collepardo (Fr)

Collepardo (Fr)
Collepardo (Fr)

sabato 11 aprile 2015

Il 15 aprile a Roma l'Assemblea Unitaria dei Segretari Comunali e Provinciali

Il DDL 1577 "Riforma della Pubblica Amministrazione" prevede l'abrogazione della figura del Segretario Comunale e Provinciale, decisione che rappresenta un approccio miope e inadeguato del Governo nel processo riformatore.
Riteniamo un grave errore ripensare la struttura istituzionale e organizzativa delle amministrazioni locali a partire dalla cancellazione delle competenze professionali dei lavoratori, un vero processo riformatore deve dapprima individuare i nuovi confini dell'intervento pubblico e con essi definire i livelli di sostenibilità economica e le competenze professionali necessarie per assicurare i servizi ai cittadini.
Il percorso di riforma del segretario non può essere disgiunto dalla riorganizzazione delle amministrazioni locali sottoposte in questi anni a "tagli lineari" dei trasferimenti con l'unica conseguenza di riduzione dei servizi ai cittadini, in particolare delle fasce più deboli, del personale e aumento della tassazione locale.
Il percorso della riforma sta proseguendo il suo iter parlamentare tocca a noi sollecitare una reale riforma della figura di vertice dell'Ente Locale, affinché il patrimonio di professionalità costituito dai Segretari possa essere utile al sistema delle Autonomie, all’interno di un nuovo scenario organizzativo e istituzionale capace di dare autorevolezza e affidabilità all’azione dell’ente locale e alla sua dirigenza.
In questa fase è importante che tutta la categoria ribadisca con determinazione il valore della propria professionalità e del ruolo fondamentale svolto nelle amministrazioni locali e nel contempo la disponibilità a un percorso di riforma condivisa, per queste ragioni abbiamo convocato 
L'ASSEMBLEA UNITARIA dei SEGRETARI COMUNALI e PROVINCIALI
il 15/04/2015 alle ore 10.00 presso la Città Metropolitana di Roma Capitale
Palazzo Valentini – Sala Consiliare - Via IV Novembre n. 119/A

Vi aspettiamo numerosi e vi chiediamo di diffondere l'allegato invito a tutti i colleghi.
Cordiali saluti.

FP CGIL
Federico Bozzanca

CISL FP
Daniela Volpato
UIL FPL
Giovanni Torluccio
     U.N.S.C.P.
Alfredo Ricciardi
Qui il link al volantino della manifestazione.

Intervento in Senato della Sen. Angelica Saggese (PD):l'abolizione tout court della figura dei segretari sarebbe priva di logica

Dal resoconto di seduta di seguito si riporta l'intervento della Senatrice Angelica Saggese oggi in Senato sul DDL 1577 di riorganizzazione della pubblica amministrazione.  
Signora Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, siamo chiamati oggi ad esaminare uno dei provvedimenti più importanti, ed al contempo più complessi ed ambiziosi, dell'intera legislatura. Nel corso della sua relazione, tenuta in quest'Aula qualche giorno fa, il collega Pagliari ha richiamato un paradosso ricorrente: come si può pretendere di riformare, con esito positivo peraltro, la macchina amministrativa italiana, se in questa impresa si sono già cimentati tanti illustri predecessori? Come si può pensare di riuscire a conseguire i risultati che neppure i maggiori esperti - ad esempio Massimo Severo Giannini, il più illustre amministrativista italiano del dopoguerra - sono riusciti a conseguire?

La domanda è sicuramente legittima. La riforma della pubblica amministrazione, ne siamo pienamente consapevoli, non è cosa semplice, eppure è necessario intervenire per tentare di rende più snella ed efficiente la nostra burocrazia.

Varie sono le ragioni che inducono a questa riflessione. Innanzitutto, è indispensabile eliminare gli sprechi e ridurre le inefficienze, ritengo, al fine di rendere effettivo il conseguimento dei tre parametri ottimali che devono connotare l'attività dei pubblici poteri, parametri che sono stati richiamati in alcuni degli interventi svolti prima del mio. Mi riferisco all'efficacia dell'azione rispetto agli obiettivi prefissati, all'efficienza nell'uso delle risorse impiegate, siano esse risorse umane o no, e all'economicità, intesa come attitudine a conseguire efficacemente i risultati mediante un utilizzo efficiente delle risorse disponibili.
È solo con una riforma della pubblica amministrazione che tenda a rendere la sua azione aderente alle famose «tre e» che è possibile giungere ad un significativo taglio della spesa pubblica superflua di cui tutti parliamo che permetterà di conseguire non soltanto l'avanzo primario di bilancio, ma addirittura una graduale riduzione del debito pubblico e ancora, sicuramente, la riduzione del carico fiscale che grava su imprese e famiglie, per favorire in tal modo una ripresa dei consumi e un conseguente incremento del prodotto interno lordo.
Risulterebbe, tuttavia, poco lungimirante e del tutto pericolosa un'operazione che tendesse a perseguire questi obiettivi riducendo i servizi offerti ai cittadini: la riduzione della spesa pubblica si tradurrebbe così soltanto in un decremento dei servizi a scapito della collettività e inciderebbe gravemente sugli standard sinora assicurati alla popolazione. L'obiettivo, invece, è e deve essere alleggerire il peso della burocrazia senza ridurre i servizi, rendendoli, al contrario, maggiormente efficienti e meno costosi. L'obiettivo a lungo raggio, in altri termini, è quello di inverare il primo comma dell'articolo 97 della Costituzione, così come recentemente modificato: far sì che le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l'ordinamento europeo, assicurino l'equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico.
Vi sono anche altre motivazioni che spingono verso una radicale riforma della pubblica amministrazione. Anzitutto, occorre superare le vecchie logiche, fortemente radicate nel nostro Paese, improntate al clientelismo e all'assistenzialismo, per cui un impiego massiccio di risorse umane all'interno della pubblica amministrazione è divenuto quasi un surrogato degli ammortizzatori sociali, soprattutto nel Meridione.
Occorre, ancora, sradicare il tarlo della corruzione, che sempre più connota l'attività dei pubblici poteri. Trasparenza, efficienza e meritocrazia devono essere le linee guida di una nuova e rinnovata pubblica amministrazione, che sia improntata al buon andamento, come impone la Costituzione stessa, e sia rivolta all'interesse del cittadino, come suggeriscono la logica ed il buon senso.
La delega che attribuiamo al Governo con questo provvedimento è sicuramente ampia ed interviene su diverse direttrici, anche alla luce delle modifiche apportate nel corso del proficuo lavoro svolto dalla Commissione affari costituzionali: dalla Carta della cittadinanza digitale al riordino della disciplina della conferenza dei servizi, dal silenzio-assenso tra amministrazioni pubbliche alla segnalazione certificata di inizio attività, dalle norme in materia di autotutela a quelle in materia di prevenzione della corruzione.
Centrali, nell'economia del provvedimento in esame, sono poi le disposizioni in materia di riorganizzazione degli uffici e del personale della pubblica amministrazione, che mirano ad una generale razionalizzazione degli uffici e del personale dell'amministrazione centrale e periferica, con un conseguente riordino di strutture e funzioni.
Sul tema, tengo a porre l'attenzione sul nuovo articolo 9 del disegno di legge, che detta norme sull'ordinamento della dirigenza. Il primo comma prevede, in particolare, l'istituzione del ruolo della dirigenza pubblica, articolata in ruoli unificati e coordinati, accomunati da requisiti omogenei di accesso e da procedure di reclutamento improntate non soltanto al merito, ma anche alla formazione e all'aggiornamento continuo.
L'obiettivo dichiarato è quello di avere una dirigenza di alto livello professionale, reclutata in modo trasparente e sulla base di criteri meritocratici, che sappia anche e soprattutto adeguarsi ai continui e repentini mutamenti in atto nella società odierna, in modo da evitare il perpetrarsi di quel tipico iato esistente tra pubblica amministrazione e società.
La previsione di tre ruoli dirigenziali (dirigenti dello Stato, delle Regioni e degli enti locali), della piena mobilità tra gli stessi e dell'eliminazione della distinzione in fasce, unitamente alla previsione di nuove regole di accesso alla dirigenza improntate ad una selezione competitiva e meritocratica, consentono sicuramente di perseguire l'obiettivo di arricchire l'amministrazione di competenze maturate su diversi livelli di Governo. L'esigenza, poi, di evitare incarichi a vita, che hanno caratterizzato soprattutto il passato meno recente, è garantita dalla previsione di incarichi di durata triennale, con possibilità di rinnovo, e dalla correlata possibilità di revoca dell'incarico, in presenza di appositi presupposti oggettivi che consentano di evitare un assoggettamento dei dirigenti agli organi elettivi. Occorre assicurare, anche quale antidoto alla corruzione, che la dirigenza pubblica, pur nel rispetto delle competenze e delle specializzazioni acquisite, possa e debba ruotare negli incarichi.
In questo contesto si inseriscono anche le norme in materia di segretari comunali e provinciali. In linea con quanto stigmatizzato nel testo approvato dalla Commissione, ritengo che l'abolizione tout court della figura dei segretari sarebbe di per sé priva di logica. Si tratta, infatti, di una figura di primo piano nel quadro dell'attività amministrativa dell'ente locale, chiamata a svolgere funzioni di collaborazione e di assistenza giuridico-amministrativa in relazione alla conformità dell'azione amministrativa alle leggi dello Stato, allo statuto ed ai regolamenti dell'ente. L'assenza di tale figura rappresenterebbe un forte vulnus rispetto alla necessità di garantire il buon andamento dell'attività amministrativa e il buon funzionamento degli organi, nell'attuazione del principio di separazione dei poteri tra politica e amministrazione. Si tratta di un ruolo delicato, tecnico e di responsabilità per garantire la correttezza e la legittimità degli atti della pubblica amministrazione.
Per tali ragioni, la proposta approvata dalla Commissione affari costituzionali (e a proposito voglio ringraziare il Ministro, il Sottosegretario, il relatore e tutti i componenti della Commissione stessa per l'ampia disponibilità e sensibilità mostrate sul tema) stabilisce che l'abolizione della figura del segretario comunale sia adeguatamente bilanciata con la previsione di un obbligo, in tutti gli enti locali, di una figura apicale con compiti di attuazione dell'indirizzo politico, di coordinamento dell'attività amministrativa e di controllo della legalità dell'azione amministrativa: direi un punto fermo importante nell'assetto organizzativo dell'ente locale. Ora occorre - mi auguro nel prosieguo dell'iter parlamentare del provvedimento - fissare ulteriori paletti per garantire la piena autonomia e indipendenza di tale figura apicale, soprattutto nella logica del rafforzamento della funzione di prevenzione della corruzione già assegnata con la legge n. 190 del 2012. Ritengo altresì necessario prevedere criteri oggettivi di valutazione dei requisiti professionali ed attitudinali per lo svolgimento di tale importante compito, al fine di garantire sempre la terzietà di tale figura professionale nel contemperamento tra l'attuazione dell'indirizzo politico, fissato dal vertice politico dell'ente locale, e il perseguimento della legalità e della correttezza dell'azione amministrativa, nell'interesse dei cittadini e dello Stato stesso.
Sono certa che con il contributo di tutto il Parlamento si potrà rafforzare l'equilibrio nel delicato passaggio tra il precedente ed il nuovo assetto della pubblica amministrazione, di cui il Paese ha tanto bisogno. (Applausi dal Gruppo PD).

Se volessimo vedere il bicchiere mezzo pieno? Riflessioni di un segretario artigiano sull'emendamento Saggese

Una categoria di lavoratori che rischia di perdere il proprio posto di lavoro tende ad essere più unita possibile. Questo avviene quasi sempre. Per il quasi dobbiamo ringraziare la categoria dei Segretari comunali, che, di fronte alla possibilità di perdere il proprio posto di lavoro, non solo si divide, ma tende addirittura a disintegrarsi.

La Commissione Affari Costituzionali del Senato approva con moltissimi dubbi l'abolizione della figura del Segretario comunale

Come anticipato in altro post, la Commissione Affari Costituzionali del Senato ha chiuso l'esame, in sede referente, del DDL 1577 di riorganizzazione della pubblica amministrazione.
Il testo è passato quindi nel pomeriggio all'esame dell'Aula, con la relazione orale del Sen. Giorgio Pagliari.
In merito alla proposta di abolizione del Segretario comunale, la Commissione ha votato (oserei dire obtorto collo) il subemendamento 10.504/7 (testo 2).
Il dibattito in Commissione evidenzia a mio avviso quanto segue:

In 5 pagine la storia di un anno; in 10 punti la verità dell'Unione: lettera aperta ai Segretari comunali della Segreteria Nazionale UNSCP

Care Colleghe e cari Colleghi,

siamo veramente davanti ad un momento cruciale della nostra storia. La storia di una categoria, di una figura che è sempre stata presente nei comuni e nelle province, e anche la storia di questo sindacato, che con orgoglio porta il nome di “Unione”, unione di tutti i Segretari, l’unico composto e diretto solo ed esclusivamente da Segretari.
Davanti alla precisa e fortissima volontà del Governo di abolire il Segretario l’intera categoria rischia di spaccarsi su cosa fare, come farlo, come giudicare quello che è emerso dalla Commissione Affari Costituzionali, se è o non è un risultato positivo, se si quanto, se no quanto, e così via. E l’Unione, se non chiarisce fino in fondo cosa pensa e perché lo pensa, rischia di essere vista come un sindacato che divide invece che un sindacato che unisce. In verità cosa pensiamo e perché lo pensiamo lo abbiamo sempre detto, ma dobbiamo spiegarlo di nuovo e meglio. 
E’ una lettera lunga, lo sappiamo, ma non si racconta una vicenda così complessa e così fondamentale limitandosi a qualche slogan. Bisogna dire tutto, e spiegare ogni cosa.

Vi invitiamo a leggerla e decidere per il meglio e in coscienza.

Tommaso Stufano, Presidente, Andrea Matarazzo, Presidente del Consiglio Nazionale, Alfredo Ricciardi, Segretario Nazionale, Maurizio Moscara, Vice Segretario Nazionale Vicario, Antonio Le Donne, Vice Segretario Nazionale Vicario, Andrea Ciccone, Vice Segretario Nazionale Responsabile dell’organizzazione, Franca Bonanata, Vice Segretario Nazionale, Alessandro Caferri, Vice Segretario Nazionale, Antonella Criaco, Vice Segretario Nazionale, Tomasina Manconi, Vice Segretario Nazionale.

ANCI: condividiamo l'idea di non disperdere il patrimonio di competenze dei Segretari comunali e il conseguente approccio graduale stabilito

Queste le dichiarazioni di Umberto di Primio, sindaco di Chieti e delegato ANCI per la Pubblica amministrazione, dopo che la commissione Affari costituzionali del Senato ha dato il via libera al disegno di legge di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche che ora è all’esame dell’Aula.

“Il percorso per l’approvazione del Ddl sulla Pa è ancora lungo, ma oggi registriamo un primo passaggio che è servito ad introdurre molti miglioramenti al testo originario, anche venendo incontro alle richieste dell’ANCI. Bisogna ora proseguire prestando attenzione alle ulteriori criticità, che riguardano soprattutto il fronte della semplificazione’’. 

‘’Condividiamo – dice di Primio - la riformulazione della delega per la modifica e integrazione del Codice dell’amministrazione digitale, in un’ottica di semplificazione e garanzia del diritto a cittadini ed imprese di accesso in modalità telematica a tutti gli atti, documenti e servizi della Pa. Sul punto è necessario avviare immediatamente un approfondimento congiunto rispetto alla decretazione attuativa, in un’ottica di concretezza e rapida attuazione del disegno di semplificazione, utilizzando le migliori esperienze esistenti”.
Rispetto alla riforma della dirigenza pubblica, il primo cittadino rileva come “il Relatore e la Commissione hanno attenuato le maggiori criticità, in particolare rispetto alla figura apicale negli enti locali, che ora risulta espressamente prevista, e alle modalità organizzative e di gestione tecnica dei ruoli della dirigenza. Condividiamo inoltre l’intento di non disperdere il patrimonio di competenze dei Segretari comunali, e il conseguente approccio graduale stabilito. Restano aperti alcuni temi importanti, primo tra tutti quello della formazione: contestualmente al potenziamento del ruolo della Scuola nazionale dell’amministrazione deve necessariamente prevedersi un più forte coinvolgimento delle Associazioni rappresentative degli enti locali”. 
I punti di criticità riguardano il fronte della semplificazione degli adempimenti amministrativi e dei controlli, e le partecipazioni locali. Di Primio evidenzia come “gli uffici dei Comuni sono oberati da adempimenti formali che sottraggono risorse ed energie che dovrebbero essere piuttosto impiegate nell’erogazione dei servizi ai cittadini. Abbiamo segnalato in ogni sede questa circostanza, ed abbiamo chiesto di ampliare la delega sulle semplificazioni. Abbiamo ricevuto un riscontro, apprezzabile ma parziale, attraverso la previsione di una razionalizzazione dei flussi informativi delle amministrazioni territoriali verso quelle centrali. In relazione alle norme sulle società partecipate, l’ampiezza della delega non deve concretizzarsi in un’ulteriore stratificazione normativa. E’ infine necessaria – conclude il delegato ANCI - una delega aggiuntiva finalizzata ad una complessiva semplificazione del sistema dei controlli”. 
Fonte: ANCI.
P.s. per non disperdere il patrimonio di competenze dei Segretari comunali non sarebbe più semplice non abolirli?

Non abolite il segretario degli enti locali

Pubblicato sul sito LeggiOggi un articolo di Lucio Catania dal titolo Non abolite il segretario degli enti locali.
L'articolo contiene una sintesi degli interventi tenuti a Roma nell'ambito dell'incontro che si è  svolto mercoledì 8 aprile 2015, a Roma, nella Sala della Regina presso Palazzo Montecitorio, su "La tutela della legalità negli enti locali: il ruolo del Segretario Comunale".
Questo l'abstract dell'articolo:
La legge n. 190/2012 (Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione) prevede che, di norma, il Responsabile della prevenzione dei fenomeni corruttivi, negli Enti Locali, sia il segretario comunale. Una scelta non casuale, ma motivata e frutto di un’attenta analisi. A fronte degli auspici della commissione Garofolo sull’anticorruzione di riduzione del tasso di fiduciarietà della nomina e di rafforzamento del ruolo, il Governo ha propostola soppressione del ruolo di segretario comunale.
Qui il link all'articolo integrale di L. Catania dal titolo Non abolite il segretario degli enti locali.

Sul seminario di Roma su questo blog si vedano anche i precedenti post:

E c'è chi scrive al Presidente Mattarella...

Alcune associazioni dei segretari comunali hanno al Presidente della Repubblica per appellarsi "alla Sua nota e apprezzata sensibilità istituzionale affinché sappia interporre, con il dovuto rispetto dei diversi ruoli e dell’assetto costituzionale delle competenze, la sua autorevole moral suasion affinché la materia dei segretari comunali, non sia trattata, come variante marginale, del già complesso e variegato mondo della dirigenza pubblica ma abbia una sede propria di trattazione e di definizione, con il pieno coinvolgimento delle autonomie locali"
Queste le associazioni firmatarie dell'appello:
-Associazione Nazionale Professionale dei Segretari comunali e provinciali G.B.Vighenzi;
-Associazione Professionale dei Segretari degli Enti Locali;
-Movimento per l’ Anticorruzione e la Legalità;
-Libera Associazione Segretari Comunali;

venerdì 10 aprile 2015

I Dirigenti apicali sono più onerosi dei Segretari comunali? Vicini all'apoteosi della follia

La commissione Bilancio del Senato e il viceministro all’Economia, Enrico Morando, hanno dato mercoledì l’altolà alle novità inserire ‘last minute’ nella delega di riforma della Pubblica Amministrazione. Modifiche passate in commissione Affari Costituzionali e finite nel testo all’esame dell’Aula di palazzo Madama. Nel mirino ci sono anche emendamenti rilevanti, come quelli sulla dirigenza e sul precariato, che sarebbero accumunati dal fatto di essere stati approvati senza aspettare il via libera sulle coperture. Si tratterebbe quindi di norme a rischio, visto che, spiega Morando, «gli emendamenti su cui non sia stato espresso un parere favorevole da parte della commissione Bilancio dovrebbero essere considerati inammissibili». A sollevare il problema è stato il presidente della commissione Bilancio, Antonio Azzollini, che, valutando il testo arrivato già in Aula, nota come «siano state apportate modifiche tramite emendamenti non trasmessi alla commissione». L’osservazione riguarda diversi punti relativi alla dirigenza: si va dal compromesso sui segretari comunali (una fase ponte di tre anni prima di abolire la figura) al divieto di chiamata diretta al singolo per incarichi da affidare agli esterni, rimpiazzata da una selezione tra più candidati.
Nella Commissione Bilancio del Senato ieri il Viceministro Morando ha espresso un avviso contrario sull'art. 9 punto 4) (ossia la norma che riguarda i Segretari comunali), "poiché il sistema di reclutamento e gestione dei dirigenti apicali ivi individuato non garantisce l'invarianza finanziaria".
Fortunatamente la Commissione non ha espresso sul tema ancora nessuna votazione, ma soltanto l'apertura della questione fa esplodere ancora di più un interrogativo: chi sta scrivendo la riforma della PA?
La regia della riforma PA la sta tenendo qualcuno che non conosce i regolamenti parlamentari, a detta di Azzolini e del Viceministro Morando. Preparare un subemendamento, illustrato in Commissione e sulla stampa come un punto di svolta, farlo votare alla Commissione Affari Costituzionali, con il parere favorevole del Governo, e presentarlo come testo definitivo in Aula senza aver rispettato un principio basilare delle regole assembleari è notizia scioccante. Così come notizia scioccante è che il Viceministro Morando ritenga che mantenere un sistema così com'è (le funzioni del dirigente apicale sono quelle svolte dal Segretario comunale) possa non garantire l'invarianza della spesa. Tanto più che il famoso punto 4) (norma di una decina di righe) contiene non una ma 3 clausole  di invarianza della spesa, che riporto testualmente:
  • "fermo restando il rispetto della normativa vigente in materia di contenimento della spesa di personale";
  • "fermo restando il rispetto della vigente normativa in materia di contenimento della spesa di personale (...) senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica";
  • "senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica".
La votazione verrà effettuata la prossima settimana dalla Commissione Bilancio e c'è da augurarsi che i tecnici della Ragioneria Generale dello Stato, che stanno esaminando il testo definitivo della riforma, siano in grado di dimostrare che le cose evidentemente non stanno come ha rappresentato il Viceministro Morando.
Nell'attesa che anche questa ennesima questione riguardante i Segretari comunali si concluda, su indicazione della collega Patricia Palmieri, provvedo a sostituire il ponte come immagine di copertina del Blog: dal Ponte Vecchio di Firenze al Ponte dei Sospiri di Venezia.
Nel successivo post Riforma Madia, c'è l'intesa al Senato sui Segretari comunali è riportato come la Commissione bilancio ha superato il problema.

giovedì 9 aprile 2015

La relazione integrale di Maria Carmela Lanzetta all'incontro "La tutela della legalità negli enti locali: il ruolo del Segretario Comunale"

Daniela Urtesi al fine di condividere con i colleghi le informazioni acquisite nel corso dell'incontro presso Palazzo Montecitorio a Roma su "La tutela della legalità negli enti locali: il ruolo del Segretario Comunale" ha provveduto a redigere un dettagliato resoconto, integrato successivamente con l'intervento del Prof. Saitta.
Daniela però non si è fermata qui. Ha richiesto a Maria Carmela Lanzetta la relazione scritta del Suo intervento, per diffonderlo tra i colleghi, considerando la testimonianza preziosa.
L'ex Ministro per gli Affari Regionali, con molta cortesia e disponibilità, ha inviato nel pomeriggio di oggi il testo del suo intervento.
Ringraziamo Maria Carmela Lanzetta sia per la disponibilità che per il contenuto del Suo intervento.

"La tutela della legalità negli enti locali: il ruolo del Segretario Comunale". L'intervento del Prof. Saitta

Come scritto in un precedente post, si è svolto ieri mercoledì 8 aprile 2015 alle ore 14,00, a Roma, nella Sala della Regina presso Palazzo Montecitorio, l'Associazione Nazionale Professionale dei segretari comunali e provinciali G.B.Vighenzi, l'Associazione Professionale dei segretari degli enti locali ed il Comitato per l’anticorruzione e la legalità dei segretari della Puglia hanno organizzato presso la Sala della Regina del Palazzo Montecitorio a Roma un incontro su "La tutela della legalità negli enti locali: il ruolo del Segretario Comunale".

Presente all'incontro la collega Daniela Urtesi che ha provveduto in tempi brevissimi a redigere un resoconto molto dettagliato per il blog dei Segretari del Lazio. Mancava però l'intervento finale del Prof. Saitta, che Daniela ha provveduto ad integrare oggi.

Il moderatore ha rivolto al Prof. SAITTA ANTONIO questa domanda: E’ UNA PROFESSIONE VECCHIA QUELLA DEL SEGRETARIO COMUNALE ?

Il Prof. Saitta ha premesso di non comprendere le motivazioni e l’utilità che stanno alla base della decisione di abolire la figura del segretario comunale. Ripercorre quindi la normativa che si è succeduta in questi ultimi anni in materia di controlli e si sofferma in particolare sulla riforma del titolo V della Costituzione che ha scardinato l’intero sistema dei controlli ed ha lasciato al cittadino la sola via del ricorso giudiziario. E la riforma che si sta delineando prosegue su questa strada. Osserva che in un sistema ideale in cui i controlli interni funzionano, la magistratura non avrebbe di che lavorare. 
Prosegue poi evidenziando che dirigere un ente locale richiede delle competenze diverse da quelle richieste ad un manager privato e proprio in questo risiede la motivazione del fallimento della figura del direttore generale introdotta nei comuni. Il Segretario comunale si qualificava e si qualifica tutt’ora per la funzione di garanzia della legalità attraverso uno sviluppo di carriera professionale che inizia dai piccoli comuni. La loro è una specificità professionale unica, nei comuni piccoli, medi ma anche nei comuni medio-grandi il segretario è il vertice dell’intera struttura amministrativa che garantisce la legalità dell’agire quotidiano. Il paradosso di questa riforma è che anziché avvicinare la dirigenza alla specifica professionalità dei Segretari comunali si vuole annacquare la professionalità dei Segretari comunali dentro il calderone della dirigenza, disperdendone il valore. Conclude dicendo che molto dipenderà dai decreti attuativi, tutto si può riformare ma, si chiede, a quale logica risponde questa riforma ? Vogliamo una maggiore efficienza, trasparenza e legittimità dell’azione amministrativa? Questo si può realizzare facendo perdere specificità a una figura professionale che finora si è occupata proprio di questo?

"La tutela della legalità negli enti locali: il ruolo del Segretario Comunale". Il resoconto della collega Daniela Urtesi

Come scritto in un precedente post, si è svolto ieri mercoledì 8 aprile 2015 alle ore 14,00, a Roma, nella Sala della Regina presso Palazzo Montecitorio, l'Associazione Nazionale Professionale dei segretari comunali e provinciali G.B.Vighenzi, l'Associazione Professionale dei segretari degli enti locali ed il Comitato per l’anticorruzione e la legalità dei segretari della Puglia hanno organizzato presso la Sala della Regina del Palazzo Montecitorio a Roma un incontro su "La tutela della legalità negli enti locali: il ruolo del Segretario Comunale".
Presente all'incontro la collega Daniela Urtesi che ha provveduto in tempi brevissimi a redigere un resoconto molto dettagliato per il blog dei Segretari del Lazio. Manca l'intervento finale del Prof. Saitta, che provvederemo quanto prima ad integrare in qualche modo (l'intervento è stato poi riportato in un successivo post).
Questo il resoconto.

Apre RAFFAELE CANTONE (Presidente Autorità Nazionale Anticorruzione) il quale ricorda come la sua linea, all'epoca dell'approvazione della legge 190/12 era quella di rafforzare la figura del segretario comunale, per combattere il fenomeno del malaffare che si annida all’interno degli Enti Locali, fenomeno di minore entità per cifre, ma molto preoccupante perché esteso. L’idea della commissione che elaborò la legge anticorruzione era quella di rendere i segretari stabili, sganciati dalla nomina politica. Questa norma non passò però fu inserita la possibilità di impugnare la revoca se collegata all'attività anticorruzione svolta dal segretario comunale. Come magistrato si è sempre rapportato con i segretari comunali che rappresentano un argine (a volte l’unico argine) alle infiltrazioni della criminalità organizzata.  Questa però è storia. Adesso occorre capire se quanto si sta facendo adesso sia apprezzabile. Il testo licenziato dalla Commissione Affari Costituzionali ribadisce l’abolizione però vi è una importante scelta di sistema: l’obbligo di avvalersi di un dirigente apicale con compiti di attuazione dell'indirizzo politico, coordinamento dell'attività amministrativa e controllo della legalità dell'azione amministrativa. Questo soggetto è colui che deve svolgere i compiti di prevenzione della corruzione e di garanzia della trasparenza. Qual è il punto della questione? Il tema vero è garantire i requisiti di autonomia e indipendenza, bisogna rafforzare il ruolo dei segretari-dirigenti apicali anche individuando precisi criteri di nomina. Il testo licenziato dalla commissione è un punto di partenza per la nuova figura della dirigenza apicale che conserva le funzioni del segretario comunale ivi compresa quella di responsabile dell'anticorruzione. La battaglia adesso è alzare l’asticella sui requisiti di professionalità, autonomia e indipendenza. Certo se vivessimo in un mondo teorico sarebbe da augurarsi che la figura del segretario resti così com’è e venga rafforzata. La norma approvata è discreto un compromesso, un punto di partenza rispetto al quale se questa riforma sarà buona o meno dipenderà da quanto in sede attuativa verrà garantita l'imparzialità, l'indipendenza e la trasparenza nella selezione del dirigente apicale.

Segue l’intervento dell’onorevole GIAMPIERO D’ALIA (Presidente della Commissione Parlamentare per le questioni regionali)

La sua riflessione parte dalla riforma del titolo V della costituzione che ha fatto saltare l’intero sistema dei controlli ed ha fatto emergere un’insofferenza ad ogni forma di controllo anche interno. La vicenda dei segretari comunali è sintomatica di una interpretazione sbagliata del ruolo delle autonomie. L’abolizione è sbagliata anche se è importante l’affermazione della funzione. Mantenere la figura del segretario comunale non significa cedere a istanze corporative ma significa rispondere ad un’esigenza della pubblica amministrazione. Chiude poi il suo intervento con una constatazione: il testo licenziato inquadra i segretari nella dirigenza quindi ha il merito di aver chiuso la vexata questio se i segretari comunali siano o meno dirigenti.

Interviene il Dott. SALVATORE SFRECOLA (Presidente della Corte dei Conti Sez. Regionale Umbria)

Dopo aver parlato della sua esperienza personale con i segretari comunali dei quali ha avuto modo di apprezzarne la grandissima professionalità che spazia dagli appalti al bilancio, dal personale al patrimonio, si sofferma sulla proposta di legge delega. Evidenzia che lascia troppi spazi al governo, a suo parere è una sorta di delega in bianco. Personalmente poi è contrario al ruolo unico dei dirigenti e ritiene che lo spoil system costituisca la negazione del principio di separazione tra politica e gestione. La lotta alla corruzione si fa con la buona amministrazione, abbattendo l’interesse del corruttore ad allungare i tempi, a variare i progetti. La lotta alla corruzione si fa con un buon sistema di controlli. Ritiene che nel dibattito sui segretari comunali ci sono molti preconcetti, si augura che il parlamento rifletta molto su questa riforma. Conclude affermando che una riforma sbagliata non è niente … è peggio e si augura che questo non avvenga.

Segue l’intervento Dott. MARIO PALAZZI (Sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica di Roma)
Esordisce subito dicendo che questa legge non gli piace affatto: è una brutta legge. Ritiene sbagliato eliminare i segretari comunali la funzione invece deve essere difesa e salvaguardata. Sottolinea che il ruolo del magistrato è quello di pensare male e che il controllo della magistratura è l’ultimo, l’estremo. La funzione di controllo non può essere lasciata solo alla magistratura ma è necessario costruire una rete di controlli in corso d’opera. Il legislatore del 2012 ha potenziato il ruolo del segretario nell’ambito dei controlli a cui è conseguita una responsabilità personale. E’ questo un ruolo molto delicato che ha bisogno i autonomia e indipendenza. Rivolge poi alla sala una domanda: “Secondo voi chi viene graziosamente nominato in un certo ruolo ha il potere di dire di no? Non penso proprio”. Conclude soffermandosi sulla parola spoil system che non gli piace proprio e a volerla tradurre significa: bottino, preda.
Interviene UMBERTO AMBROSOLI (Consigliere Regionale della Lombardia)
Ricorda che la Regione Lombardia è stata la prima ad approvare una mozione in favore dei segretari comunali. E’ stato fatto non per cedere a pressioni corporative ma perché si crede fermamente nell’importanza del ruolo svolto dai segretari comunali. Sotto la voce semplificazione si sta rimuovendo la funzione di controllo. Invece di ricercare un equilibrio passa il messaggio SEMPLIFICAZIONE=MENO CONTROLLI. I controlli sono un’esigenza imprescindibile molto sentita dai cittadini. Prosegue poi evidenziando che l’amministrazione locale è condizionata dalla legge del consenso e questa rischia di far perdere di vista gli obiettivi pubblici. In questo contesto è importante il ruolo di presidio della legalità del segretario comunale perché non è condizionato dalla legge del consenso, ed ancora più importante è il ruolo del segretario comunale di garanzia e tutela delle minoranze perché queste sono le prime vittime della legge del consenso.
Segue  la testimonianza di MARIA CARMELA LANZETTA (ex ministro degli Affari Regionali ed ex sindaco) la quale parte dalla sua esperienza di  sindaco  e proprio per questo gli riesce difficile pensare ad un annullamento del ruolo del segretario comunale. Molto spesso nei comuni il segretario comunale è l’unico laureato ed è in grado di supplire a tutte le carenze che purtroppo ci sono nei comuni. Un sistema dei controlli è necessario, l’agire quotidiano delle amministrazioni deve essere rispettoso delle norme e dei tempi. Il segretario comunale è un indiscutibile presidio di legalità, possiamo discutere su come chiamarlo ma è necessario che ci sia a nome e in rappresentanza dello Stato. Qui il link all'intervento integrale di M.C. Lanzetta.
Interviene l'On. FRANCESCO PAOLO SISTO (Presidente della Commissione Affari Costituzionali alla Camera dei Deputati)
Rileva che la legge delega è uno strumento insidioso, occorre delimitare bene i margini di intervento del governo. Osserva poi che nel momento in cui si ha necessità di creare un’autorità a presidio della legalità (l’ANAC) si eliminano i segretari comunali che sono uno strumento analogo, speculare alla funzione dell’ANAC. Evidenzia che la corruzione non si combatte con le iper-norme e con gli allungamenti dei tempi di prescrizione fino a 22 anni. Ma si combatte con la prevenzione: prevenire vale molto più che reprimere. L’illegittimità è un passaggio fondamentale verso l’illeicità. Si chiede se possiamo permetterci di eliminare la figura che oggi combatte l’illegalità. I segretari comunali si occupano più degli altri che di se stessi e sono lo zoccolo duro della legalità che garantiscono in maniera più che sufficiente (6 e mezzo in termini scolastici)
Termina l'on. FEDERICA DIENI del M5S evidenziando che il M5s è contrario all'abolizione e favorevole allo stralcio della parte che riguarda i segretari comunali. La ripresa video dell'intervento è visibile al seguente link.

_________________________________________

Su questo blog sono stati in precedenza riportati altri interventi dei relatori all'incontro, che possono essere esaminati nei precedenti post:


RAFFAELE CANTONE


GIAMPIERO D’ALIA



SALVATORE SFRECOLA

Cantone, ai «dirigenti apicali» servono più garanzie di indipendenza dalla politica

No all'abolizione del segretario comunale, ma anzi prevedere un rafforzamento del ruolo e delle sue prerogative come responsabile della prevenzione della corruzione e dell'illegalità nelle amministrazioni locali.

Questa la parola d'ordine emersa ieri al convegno «La tutela della legalità negli Enti locali: il ruolo del segretario comunale» organizzato dall'associazione Giovan Battista Vighenzi alla Camera dei Deputati e al quale hanno partecipato il presidente dell'Anac Raffaele Cantone, il presidente della Commissione Affari costituzionali, Francesco Paolo Sisto, il presidente della Commissione bicamerale per le questioni regionali Giampiero D'Alia, la senatrice ed ex ministro per gli Affari regionali e le autonomie Maria Carmela Lanzetta, il presidente Corte dei conti umbra Salvatore Sfrecola, il costituzionalista Antonio Saitta, il sostituto procuratore della Repubblica di Roma Mario Palazzi e il Consigliere della Regione Lombardia Umberto Ambrosoli.
Mancava, però, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Angelo Rughetti, ufficialmente impossibilitato a partecipare, che verosimilmente sarebbe stata l'unica voce dissonante del coro.

Federica Dieni (M5S): No alla abolizione dei Segretari comunali

La ripresa video dell'intervento dell'On. Federica Dieni (M5S) tenuto presso la Sala della Regina del Palazzo Montecitorio a Roma nell'incontro su "La tutela della legalità negli enti locali: il ruolo del Segretario Comunale". Si rammenta che l'On. Dieni è firmataria della proposta di legge del Movimento 5 Stelle volta a rendere Il Segretario comunale nominato dal Prefetto.

mercoledì 8 aprile 2015

Tempi duri per le retribuzioni dei Segretari comunali e provinciali

Pubblicato sulla rivista Risorse Umane n. 2/2015 un articolo di  Tiziano Grandelli e Mirco Zamberlan dal titolo Tempi duri per le retribuzioni dei segretari comunali e provinciali.
L'articolo è on line su sito dell'Associazione Vighenzi.
Questo l'abstract dell'articolo:
Sicuramente l’abrogazione della figura del segretario comunale e provinciale rappresenta uno degli argomenti di maggior rilievo nella discussione attuale della riforma del lavoro pubblico. Ma, oltre a questo, negli ultimi tempi, a livello normativo e interpretativo sono intervenuti alcune decisioni che incidono, in maniera negativa, sul trattamento economico dei soggetti in questione. Ovviamente gli operatori devono dare attuazione a queste decisioni già da subito in sede di calcolo dello stipendio del segretario, anche se lo spazio a dubbi ed incertezze applicative non mancano. Come al solito, logica conseguenza vede il responsabile dell’ente stretto fra interpretazioni non favorevoli al segretario e note, per la maggior parte provenienti dalle organizzazioni sindacali, che diffidano gli enti a toccare lo stipendio del segretario stesso.
Qui il link all' articolo integrale di  T. Grandelli e M. Zamberlan dal titolo Tempi duri per le retribuzioni dei segretari comunali e provinciali

Lungaggini della P.A., il cittadino che prova la colpa ottiene il risarcimento

Il ritardo nell'emanazione di un provvedimento non genera automaticamente il diritto al ristoro dei danni. La sentenza del Consiglio di Stato del 7.4.2015, commentata sul Quotidiano della PA.it da Rodolfo Murra, chiarisce appunto tale aspetto.
Questo l'articolo di commento:
Il risarcimento del “danno da ritardo” nell’emissione di un provvedimento amministrativo è necessariamente collegato alla colpa dell’Ente pubblico, che deve essere rigorosamente provata, oltre che allegata.
Se la parte privata, infatti, insiste nel collegare la colpa della P.A. alla sola violazione del termine a provvedere, senza allegare profili ulteriori, non v’è spazio per accogliere la sua domanda risarcitoria. E’ quanto ha sentenziato il Consiglio di Stato nella decisione del 7 aprile 2015 n. 1770 con la quale è stata definita la controversia tra un cittadino ed un Comune pugliese, colpevole, secondo il primo, di aver eccessivamente ritardato il rilascio di un titolo edilizio.
La fattispecie che ha dato luogo alla decisione va però spiegata per poter capire le ragioni che hanno condotto all’esonero di responsabilità in capo al Ente locale.
Un cittadino aveva richiesto il permesso a costruire un corpo scala del proprio appartamento, che era crollato durante i lavori di ristrutturazione dello stabile principale. Il Comune aveva dapprima opposto un diniego, e poi aveva rilasciato il titolo.
Contestato davanti al TAR il ritardo nel rilascio, il privato aveva ottenuto il ristoro del danno subìto per effetto del ritardo lamentato.
L’Amministrazione ha appellato la statuizione di primo grado sostenendo che il primo progetto presentato per la ricostruzione del corpo scala era in contrasto con le norme tecniche di attuazione vigenti (che sarebbero state rispettate solo con una seconda progettazione) ed ha poi dedotto un’errata progettazione iniziale dello stesso edificio principale, imputabile esclusivamente al professionista al quale il cittadino si era rivolto.
Quindi, a fronte di una mera doglianza avanzata dal proprietario dell’immobile circa il ritardo subìto, il Comune dal canto suo ha evidenziato circostanze impeditive, o quanto meno scusanti, integrate dalla falsa rappresentazione progettuale, cui è seguito un crollo del vano scale (ossia, proprio di quell’elemento falsamente rappresentato nel primo progetto), definitivamente accertata in sede penale. Circostanze che, al di là del difetto logico motivazionale che ha caratterizzato il primo provvedimento di diniego, sono valse per il Supremo Consesso ad escludere un comportamento doloso o colposo dell’Amministrazione.
Su questo blog, in merito all'indennizzo ed al danno da ritardo, si vedano i precedenti post:

La tutela della legalità negli enti locali: il ruolo del Segretario Comunale (incontro oggi a Roma)

Oggi, mercoledì 8 aprile 2015 alle ore 14,00, a Roma, nella Sala della Regina presso Palazzo Montecitorio, l'Associazione Nazionale Professionale dei segretari comunali e provinciali G.B.Vighenzi, l'Associazione Professionale dei segretari degli enti locali ed il Comitato per l’anticorruzione e la legalità dei segretari della Puglia hanno organizzato presso la Sala della Regina del Palazzo Montecitorio a Roma un incontro su "La tutela della legalità negli enti locali: il ruolo del Segretario Comunale".

Questo il programma:
Presentazione e saluto di Gianpiero D’Alia, Presidente della commissione bicamerale per le questioni regionali.
Interverranno:
Raffaele Cantone, Presidente Anac 
Angelo Rughetti, Sottosegretario di Stato alla PCM 
Salvatore Sfrecola, Presidente Corte dei Conti Umbria
Mario Palazzi, Sostituto Procuratore della Repubblica di Roma
Umberto Ambrosoli, Consigliere regionale Lombardia
Antonio Saitta, professore universitario
Maria Carmela Lanzetta, già Ministro degli Affari Regionali e delle Autonomie e lo sport
-Francesco Paolo Sisto, Presidente Commissione I Camera dei Deputati
Moderatore: Giampiero Valenza, Giornalista

martedì 7 aprile 2015

Fassino a Repubblica: "Renzi ci riceva subito. Siamo stufi di tagli da dirigenti che non hanno amministrato neanche un condominio"



«Dopo sei anni in cui si è chiesto molto a noi e poco agli altri è giunto il momento che si chieda molto agli altri e meno a noi». Il presidente dell'Anci e sindaco di Torino, Piero Fassino, sul Documento economico finanziario gioca d'anticipo, chiedendo al governo un incontro prima del varo definitivo.
Sindaco Fassino, siamo al solito balletto tra governo ed enti locali su tagli e spesa?
«Io non voglio aprire alcun balletto. Con il governo è necessaria una discussione a monte, prima che decisioni e cifre diventino immodificabili. Anche perché in questi anni sono stati i Comuni i primi ad aver contribuito al risanamento del Paese».
Ci dia le cifre?
«Dal 2010 i Comuni hanno contribuito al risanamento con oltre 17 miliardi, di cui 8,5 miliardi per il Patto di Stabilità e altri 8,5 come riduzione della spesa. Sforzo mai chiesto in uguale misura a nessuna altra amministrazione pubblica, partendo dai ministeri, mentre l'incidenza dei Comuni sul debito e sulla spesa pubblica è molto bassa».
Vuol dire che i Comuni sono i più "vessati" anche se sono i più virtuosi dell'intera macchina pubblica?
«Voglio dire che alle amministrazioni che hanno la maggiore responsabilità del debito e della spesa pubblica non è stato chiesto un sacrificio pari a quello che hanno dovuto sopportare i sindaci.
Facendo cento il debito, solo il 2,5% è imputabile agli enti locali. Facendo cento la spesa, solo il 7,5 si può attribuire ai Comuni. Dopo sei anni diciamo basta. Quando si parla di spesa nei Comuni bisogna sapere che cosa significa: asili nido, scuole materne, assistenza domiciliare, riassetto del territorio e promozione cultura.
Siamo stufi di sentirci spiegare come bisogna gestire i Comuni da dirigenti ministeriali che un Comune non lo hanno mai visto. E non hanno mai amministrato nemmeno un condominio».
Insomma, volete più soldi?
«No, non vogliamo neanche un euro in più. Vogliamo che la forbice si fermi. I trasferimenti di fondi ai territori ormai sonoa zero, gli unici quattrini che lo Stato dà sono per la Sanità e il Trasporto Pubblico, in misura insufficiente. Tutto il resto i Comuni se lo pagano già da soli. Nel momento in cui noi ci paghiamo i servizi è paradossale che qualcuno ci dica come spendere i soldi».
Nel 2016 debutterà la "local tax". È d'accordo con l'impostazione del governo Renzi?
«Della local tax eravamo già pronti a discutere a novembre. Vorremmo che sia introdotto un principio semplice: i tributi locali siano di competenza esclusiva della città.
Oggi non è così, ci sono quote di compartecipazione dello Stato, come sull'Imu seconde case: il 50% va nelle casse dello Stato. Tocca al sindaco calibrare le "sue" tasse, rispondendo ai cittadini. Basta con l'invasione di campo dello Stato su come si governano le città: vincoli di spesa, di personale, sul fisco e sugli investimenti».
Volete avere mano libera?
«Chiediamo una svolta basata sul binomio responsabilità e autonomia. Lo Stato ha il diritto e il dovere di stabilire ogni anno i macro-obiettivi. Come realizzarli lo si lasci all'autonomia dei sindaci. Si fissa un risparmio di spesa dell'1%? Bene, deciderà ogni Comune come fare. Misure utili a Torino non è detto che siano opportune a Napoli o a Venezia. La pretesa che un burocrate di un ufficio romano sappia come intervenire nella gestione di 8 mila Comuni è piuttosto presuntuosa e velleitaria».
Cosa chiederete in prima battuta al governo?
«Un decreto enti locali che contenga la ricostituzione di un fondo perequativo sulla Tasi di 625 milioni per evitare che 1.800 Comuni nel passaggio dalla vecchia Imu alla Tasi abbiano un minore gettito. Va affrontato il tema fiscalità sui terreni agricoli e montani e si devono trovare soluzioni per dare risorse alle Città metropolitane».
Alle Città metropolitane si vogliono ridurre i fondi. Cosa risponde?
«Non si possono tagliare le gambe ad enti che hanno iniziato a muovere i primi passi: le Città metropolitane vanno messe nelle condizioni di rispondere alle aspettative dei cittadini. Il governo sottovaluta la situazione. Si tratta di enti che hanno ereditato competenze importanti come la manutenzione scuole e strade, oltre alle politiche di sostegno ai piccoli Comuni».
Il sindaco di Roma Marino propone 2 euro di tassa sui transiti aeroportuali per sostenerle. È d'accordo?
«È una nostra proposta già prevista nel decreto legislativo sul federalismo fiscale. Un contributo minimo che non influisce né sui cittadini né sul settore trasporti. Un modo per risolvere parte dei problemi senza chiedere allo Stato soldi in più.
Fonte: ANCI.

Raffronto tra il testo del DDL di riorganizzazione della PA proposto dal Governo e quello approvato in Commissione Affari Costituzionali del Senato

In un precedente post abbiamo dato notizia che è stato pubblicato sul sito del Senato il Dossier del Servizio Studi sull'A.S. n. 1577-A "Riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche" che tiene conto delle modifiche apportate al testo originario del DDL nel corso dell'esame in Commissione Affari Costituzionali.
Sul sito del Senato è ora pubblicato il Disegno di Legge come modificato in Commissione, con la tabella di raffronto delle singole norme rispetto all'iniziale proposta del Governo (da pag. 34 del Dossier). Si rammenta che l'articolo riguardante la Dirigenza ed i Segretari comunali è ora il 9.

Sull'abolizione dei Segretari comunali contenuta nell'art. 9 si vedano, tra gli altri, i precedenti post:

Diritti di rogito ai Segretari non dirigenti a prescindere dall'organico del Comune

In pratica, come chiarito anche dal giudice contabile (Corte dei conti – Sezione Controllo Sicilia, 14 novembre 2014, n. 194) condizione sufficiente per l'erogazione degli emolumenti è che si versi nell'una o nell'altra delle due ipotesi considerate dalla norma, non richiedendo la stessa che le due condizioni ricorrano congiuntamente. Sicchè l'amministrazione potrà corrispondere i diritti di rogito per le relative attività espletate anche dopo l'entrata in vigore della legge 114/2014, purché alternativamente ricorra uno dei seguenti casi: 
1) il primo che si verifica qualora il segretario presta servizio presso un Comune privo di dirigenza, a prescindere dalla sua fascia professionale di inquadramento, equiparata o meno per trattamento retributivo a quella dirigenziale; 
2) il secondo che, viceversa, si manifesta quando il segretario sia privo di qualifica dirigenziale, a prescindere dal fatto che il Comune cui sia assegnato abbia o meno dirigenti nella sua dotazione organica.
Sono queste le conclusioni cui giunge Paola Cosmai nell'articolo Diritti di rogito ai Segretari non dirigenti a prescindere dall'organico del Comune pubblicato quotidiano del Sole24Ore Enti Locali & PA.
Sui diritti di rogito dopo il DL 90/2014, conv. con L. 114/2014 si vedano i precedenti post:

Responsabile della prevenzione della corruzione diverso dal Segretario comunale (Orientamento Anac n. 9/2015). E l'abolizione come si concilia?

Di seguito l'orientamento espresso dall'ANAC in data 5 marzo 2015 (n.9), in ordine alla possibilità che l'ente locale nomini come Responsabile della prevenzione della corruzione un soggetto esterno alla Pubblica Amministrazione.
"L’incarico di Responsabile della prevenzione della corruzione conferito ad un soggetto in posizione di comando e per un periodo di tempo limitato, in una città metropolitana, provincia, comune, ovvero in una forma associata dei medesimi enti può essere affidato, ad un soggetto diverso dal Segretario comunale, nei limiti in cui il provvedimento di attribuzione dell’incarico sia adeguatamente motivato sia sotto il profilo della scelta di individuare un soggetto esterno sia sotto il profilo del riconoscimento al soggetto incaricato della necessaria autonomia e indipendenza, rappresentando tale ipotesi una deroga ai disposti dell’art. 1, comma 7 della legge n. 190/2012 e al principio di stabilità che connota tale funzione".
Due righe di commento
Verrebbe da dire che siamo reduci dal Carnevale più che dalla Santa Pasqua. In Italia continua il suo cammino imperterrito un DDL di riorganizzazione della Pubblica Amministrazione che tende a minare sia il principio dell'autonomia ed indipendenza, sia quello della stabilità dei Segretari comunali (per i quali si sancisce addirittura l'abolizione) e della dirigenza di ruolo in generale. Il tutto avviene per espressa volontà del Governo che continua ad affermare la sua assoluta volontà di lottare contro la corruzione. In un precedente post, avevo espresso il desiderio, rimasto tale, che in una trasmissione televisiva fosse formulata a Cantone una domanda volta a conoscere la sua opinione sulla coerenza tra l'abolizione dei Segretari comunali e l'affermazione di voler combattere la corruzione. 

Razionalizzazione partecipate: linee guida per la redazione del piano operativo

La Legge di Stabilità per il 2015 (Legge 23 dicembre 2014, n. 190) impone alle amministrazioni pubbliche l’avvio di un processo di razionalizzazione delle società e delle partecipazioni societarie direttamente o indirettamente possedute, in coerenza con i principi di efficacia dell’azione amministrativa, contenimento della spesa e tutela della concorrenza e del mercato.
Le amministrazioni richiamate dalla norma sono tenute, entro il 31 marzo 2015, alla redazione di un piano operativo con indicazione di modalità e tempi di attuazione del processo di razionalizzazione ed esposizione in dettaglio dei risparmi da conseguire. Il piano, corredato da apposita relazione descrittiva, deve essere inoltrato alla competente sezione regionale di controllo della Corte dei Conti.
La LINEA GUIDA è strutturata in tre sezioni:
Sezione 1. Propone alcuni spunti di riflessione sugli adempimenti da eseguire e i relativi profili di responsabilità
Sezione 2. Approfondisce i contenuti relativi ai criteri di razionalizzazione, con l’obiettivo di fornire una possibile chiave interpretativa utile a chiarine le modalità di applicazione
Sezione 3. Introduce un percorso metodologico articolato per fasi, per la conduzione delle quali vengono delineati orientamenti ed indicazioni di carattere operativo.
La linea guida è corredata da due strumenti di supporto, attraverso i quali è possibile applicare il percorso metodologico proposto:
SCHEMA-TIPO DI RELAZIONE TECNICA, che ricalca le indicazioni operative da seguire, fornendo templates utili a sistematizzare i risultati delle analisi e delle valutazioni
SCHEMA-TIPO DI PIANO OPERATIVO, che fornisce indicazioni in merito alla struttura del piano di razionalizzazione e alla modalità di presentazione delle rispettive azioni
Questi documenti sono da considerarsi esemplificativi di una metodologia generale, senza pretese di esaustività, la cui applicazione può, pertanto, necessitare degli opportuni adattamenti rispetto alle specifiche esigenze del caso concreto.
[fonte: Invitalia]
Sulla legge di stabilità su questo blog si vedano: