Collepardo (Fr)

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venerdì 19 settembre 2014

DL Sblocca Italia (133/2014): assegnato all'esame della VIII Commissione Ambiente della Camera dei Deputati

Assegnato alla VIII Commissione Ambiente della Camera dei Deputati l'esame del DDL di conversione del DL 133/2014 (cd Sblocca Italia)  recante misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive" (AC 2629).
Qui il testo del DDL, con la relazione illustrativa, presentato dal governo in Parlamento.
Si veda anche l'articolo pubblicato su Italia oggi il 16 settembre dal titolo Edilizia, cambio d'uso semplice a firma di Antonio Ciccia.
Pubblicato inoltre un dossier da parte del Servizio Studi della Camera n. 220 "Elementi per l'istruttoria legislativa".

DL. 90/2014: rilevazione database e applicativi da parte dell'Agenzia per l'Italia Digitale

Anche se con un paio di giorni di ritardo, pubblico la mail con la quale il collega Adriano Marini ci ricorda  che la legge obbliga tutte le pubbliche amministrazioni e società partecipate dalle pubbliche amministrazioni (in modo totalitario o prevalente) a comunicare all'Agenzia per l'Italia digitale l'elenco delle basi di dati in loro gestione e degli applicativi che le utilizzano. Lo specifica l’art. 24-quater, comma 2, D.L. n. 90/2014, convertito in Legge n. 114/2014 l'11agosto 2014.

Tale comunicazione doveva avvenire entro il 18 settembre 2014 tramite l'applicazione on line (trentesimo giorno dall’entrata in vigore della norma).
L’Agenzia per l’Italia Digitale ha messo a punto una procedura on line che – a partire dal 1° settembre 2014 – consente a tutti i soggetti interessati di trasmettere, in modo semplice, l’elenco delle basi dati in loro possesso.
Il link dell'Agenzia per l'Italia digitale da consultare per ulteriori informazioni è il seguente:

giovedì 18 settembre 2014

L'audizione dell'Unione Nazionale Segretari nella 1ª Commissione del Senato sul DDL 1577 di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche

Come preannunciato in un precedente post sono iniziate nella 1ª Commissione Affari Costituzionali, martedì le audizioni in Senato sul DDL 1577 di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche.
Dopo l'ANCI, ascoltata anche l'Unione Nazionale Segretari Comunali e Provinciali, presente in Commissione con il Segretario Nazionale Alfredo Ricciardi.
Qui il link alla ripresa video dell'intervento del Segretario Nazionale Ricciardi, che inizia al minuto 51.

L'audizione ANCI nella 1ª Commissione del Senato sul DDL 1577 di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche

Come preannunciato in un precedente post sono iniziate nella 1ª Commissione Affari Costituzionali, martedì le audizioni in Senato sul DDL 1577 di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche.
Questa la notizia sul sito ANCI dell'audizione dei propri rappresentanti:

Una riforma della dirigenza pubblica locale che garantisca agli enti locali di avere una indefettibile figura apicale unica cui affidare la responsabilità dell'attuazione degli indirizzi degli organi di governo e coordinamento degli uffici; una selezione del personale dirigenziale che non sia unica, al fine di garantire il sistema stesso degli enti locali e l’autonomia gestionale; l’opportunità di inserire in questo percorso di innovazione organizzativa anche gli attuali segretari comunali con particolare riferimento alle realtà organizzative dei piccoli comuni. 
Infine, dando per assunto che la riforma dello Stato e il riordino della Pubblica Amministrazione siano un tutt’uno con la rivoluzione digitale delle amministrazioni e con la riorganizzazione degli enti territoriali, è necessaria una visione nazionale che tenga conto della differenza delle condizioni di partenza dei singoli territori su questo tema e, in ultimo, in merito al riordino della disciplina dei servizi pubblici locali, la richiesta di un assoluto riallineamento delle norme per semplificare i criteri di gestione degli stessi servizi. Queste, in sintesi, le richieste che l’Anci, rappresentata dal sindaco di Chieti e delegato Anci al Personale Umberto Di Primio, ha portato all’attenzione della Commissione Affari Costituzionali del Senato riunita oggi in audizione sull’esame del disegno di legge 1577 sulla riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche. 
Puntando, in particolare, l’attenzione sulla necessità di una figura apicale unica per tutti i Comuni, le Unioni, le Province, le Città metropolitane, Di Primio ha sottolineato che “ferma l’autonomia di ciascun ente di distribuire tali funzioni nel modo più rispondente al proprio assetto organizzativo, la ridefinizione del ruolo, dei compiti e delle funzioni della figura di vertice, deve tener conto della dimensione demografica dell’ente locale e i ruoli stessi dovranno essere articolati in più profili professionali, per tenere conto da un lato della specificità delle funzioni svolte, e dall’altro della complessità organizzativa dei diversi enti”. 
“Il sistema delle autonomie – ha detto il sindaco di Chieti - deve essere pienamente coinvolto sia nella gestione e nel coordinamento del ruolo unico della dirigenza locale che nel sistema di formazione continua che dovrà coinvolgere l'intera dirigenza locale”. 
In tale senso, “è necessario definire specifici percorsi di specializzazione a seconda del tipo di formazione di base ed esperienza professionale del dirigente, introducendo l’obbligo di conseguimento di crediti formativi, prevedendo idonei strumenti di verifica periodica del possesso dei requisiti per la permanenza nel ruolo dirigenziale e nella direzione apicale degli enti locali”. 
Infine, Di Primio ha ricordato come nel progetto di complessiva riforma della Pubblica amministrazione, sia fondamentale il contributo dei Comuni. “Se si intende completare con successo un percorso di tale complessità – ha ricordato il delegato Anci al Personale - è indispensabile non trascurare il punto di vista, la sensibilità e le esigenze di chi è chiamato a governare gli Enti di prossimità, quelli che in prima istanza forniscono i servizi e le risposte alle comunità locali”.
Qui il link alla ripresa video della seduta (intervento Di Primio dal minuto 23,30).

Vademecum per gli Amministratori - Online il volume di ANCI Lombardia

In un precedente post abbiamo dato notizia della pubblicazione ad opera di Cittalia (Fondazione ANCI ricerche) e Anci Lazio della Guida per gli amministratori locali per supportare e favorire il corretto esercizio delle funzioni pubbliche dell'amministrazione del territorio.
Segnaliamo ora la pubblicazione da parte di ANCI Lombardia del Vademecum per gli Amministratori.

Questa la presentazione del curatore Pier Attilio Superti (Segretario generale ANCI Lombardia).
ANCI Lombardia mette a disposizione degli amministratori lombardi uno strumento per orientarsi nel proprio impegno amministrativo.
Siamo consapevoli della limitatezza e della parzialità dei temi trattati ed affrontati. Tanto più in questa fase del PAESE in cui si susseguono cambiamenti legislativi spesso in modo contraddittorio e confuso.
I Comuni, come i cittadini, sono le vittime di una situazione in cui si sovrappongono norme contraddittorie, competenze e funzioni che producono conflitti istituzionali, dilatazione dei tempi, nessuna chiarezza delle responsabilità.
Nonostante tutto questo gli amministratori comunali si trovano in prima linea e senza possibilità di affidare ad altri la soluzione dei problemi della loro comunità.
Il Comune è l’istituzione più vicina ai cittadini, quella che si incontra fuori casa a cui rivolgersi anche per questioni che vanno oltre le sue competenze perché si sa che lì ci sarà qualcuno ad ascoltare.
E’ la ricchezza istituzionale della nostra società che rischia di essere un problema per la grande frammentazione che oggi viene messo sotto accusa da parte di molti operatori economici.
In questi anni i Comuni hanno contribuito al risanamento della finanza pubblica molto di più di quanto pesano nella spesa complessiva della P.A. dal 2008 ad oggi hanno contribuito per quasi 17 miliardi, di cui la metà circa con il patto di stabilità e per l’altra metà con taglia i trasferimenti e la riduzione del Fondo di solidarietà comunale. I comuni lombardi hanno contribuito per circa 2 miliardi di cui quasi 1,3 miliardi di tagli. Oggi tutti i Comuni lombardi sono costretti ad avere avanzi di bilancio, non solo il pareggio, per rispondere alle assurde regole del “patto di stupidità” che ha comportato una riduzione di circa il 30% degli investimenti e il non pagamento alle imprese che pure hanno lavorato bene per il Comune.
Inoltre sui Comuni si sono scaricate le conseguenze dei tagli effettuati sulle politiche sociali e sui fondi per la non autosufficienza. Ciò ha comportato farsi carico con risorse proprie di quanto lo Stato e le Regioni non garantivano più. Inevitabile comprimere ancora di più gli investimenti tanto più in una fase di crisi e fare ricorso allo sforzo fiscale locale per compensare, solo in parte, le risorse venute meno e continuare così a garantire servizi.
Un ringraziamento particolare va a tutte le persone che hanno accettato il nostro invito a collaborare a questo vademecum. Siamo loro grati anche per la capacità mostrata di saper sintetizzare con chiarezza temi complessi.
Il vademecum presenta una lettura costituzionale del ruolo del Comune; una parte relativa allo status dell’amministratore locale e alla organizzazione del Comune ed una relativa al bilancio, vero tormento di tutti in questi anni. Sono presenti poi letture relative a contratti ed appalti; all’ambiente; all’urbanistica; ai servizi pubblici locali; alla Gestione Associata Obbligatoria; alle Fusioni.

Lo scioglimento degli organi elettivi conseguente ad infiltrazioni di stampo mafioso

Con decisione del 12 gennaio 2013, n. 126, il Consiglio di Stato (Sezione terza), si è pronunciato sull'appello avverso la sentenza di primo grado del T.A.R. Lazio n. 1119/2012, concernente lo scioglimento del Consiglio comunale di Bordighera ai sensi dell’art. 143, d. lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli Enti locali).
Sul sito Federalismi.it un articolo di Virgilia Fogliame, dell'Università di Napoli Federico II, dal titolo Lo scioglimento degli organi elettivi conseguente ad infiltrazioni di stampo mafioso, commenta la citata sentenza.

Armonizzazione sistemi contabili a seguito del D.lgs. n. 126/2014

In vigore dal 12 settembre 2014 il decreto legislativo 10 agosto 2014, n. 126 che integra e modifica il decreto legislativo n. 118/2011, concernente disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi. 

La riforma promuove: l’individuazione di regole contabili uniformi e di un comune piano dei conti integrato; la definizione di una tassonomia per la riclassificazione dei dati contabili e di bilancio per le amministrazioni pubbliche tenute al regime di contabilità civilistica; l’adozione di comuni schemi di bilancio articolati in missioni e programmi coerenti con la classificazione economica e funzionale individuata dagli appositi regolamenti comunitari in materia di contabilità nazionale e relativi conti satellite; l’affiancamento, a fini conoscitivi, al sistema di contabilità finanziaria di un sistema e di schemi di contabilità economico-patrimoniale; la definizione di un sistema di indicatori di risultato semplici, misurabili e riferiti ai programmi del bilancio, costruiti secondo criteri e metodologie comuni alle diverse amministrazioni.
Il provvedimento costituisce una riforma di contabilità degli enti territoriali diretta a garantire la qualità e l’efficacia del monitoraggio e del consolidamento dei conti pubblici ed a superare l’impossibilità del vigente sistema contabile di dare rappresentazione ai reali fatti economici, ad esempio misurare i debiti commerciali.

lunedì 15 settembre 2014

Il futuro delle aggregazioni interlocali: le Unioni di comuni nella l. 7 aprile 2014, n. 56 (Legge Delrio)

In un articolo di Giovanni Luchena - pubblicato dalla rivista on line Amministrativ@mente viene approfondita la tematica del futuro delle aggregazioni interlocali: le Unioni di comuni nella l. 7 aprile 2014, n. 56 (Legge Delrio).

Questo il sommario:
1. Costituzione e dimensione ottimale degli enti locali. – 2. Perché la cooperazione interlocale. – 3. Il “cammino” delle Unioni di comuni. – 4. L’accelerazione determinata dalla crisi economico-finanziaria e le misure di razionalizzazione. – 4.1. La gestione obbligatoria dei servizi in forma associata. – 4.2. L’individuazione (parziale) delle funzioni e le modifiche all’assetto istituzionale. – 4.3. La c.d. “spending review” e la individuazione (più ampia e definitiva) delle funzioni fondamentali dei Comuni. – 5. Una nuova stagione per le Unioni di comuni. – 5.1. La forma di governo. – 5.2. La gratuità delle cariche e della (ulteriore) funzione svolta dal segretario comunale. – 5.3. Fusioni di Comuni. – 5.4. Forme di incentivazione: abolizione della soggezione al Patto di stabilità interno e progetti di finanziamento. – 5.5. Ulteriori disposizioni contenute nella l. n. 56/14.


Legge Delrio (56/2014): lo speciale di Legautonomie

Legautonomie pubblica un dossier sulla "Legge Delrio", ossia la legge n. 56 del 7 aprile 2014, dove pubblicati i chiarimenti ufficiali sul riordino delle Città metropolitane, Province, Unioni e fusioni di Comuni.
Nel dossier anche la modulistica per le imminenti elezioni delle Città metropolitane e delle Province.

Il personale nel DL. 90/2014

In un articolo di Arturo Bianco gli approfondimenti delle norme del DL 90/2014 riguardanti il personale.
Vedi anche lo Speciale DL 90/2014 (con 71 documenti correlati).

Le prerogative sindacali e le assunzioni nel DL. 90/2014

In un articolo di Arturo Bianco gli approfondimenti delle norme del DL 90/2014 riguardanti le assunzioni di personale e sulle prerogative sindacali.
Si segnalano in argomento su questo blog:
Vedi anche lo Speciale DL 90/2014 (con 71 documenti correlati).


Le modalità di affidamento dei servizi pubblici locali (Consiglio di Stato, Sez. V, 10/9/2014 n. 4599)

La rivista on line dirittodeiservizipubblici.it ha massimato la sentenza emessa dalla V sezione del Consiglio di Stato in data 10/09/2014 in ordine alle modalità di affidamento dei servizi pubblici locali.
Questa la massima:
I servizi pubblici locali di rilevanza economica possono essere gestiti indifferentemente mediante il mercato (ossia individuando all'esito di una gara ad evidenza pubblica il soggetto affidatario) ovvero attraverso il c.d. partenariato pubblico - privato (ossia per mezzo di una società mista e quindi con una 'gara a doppio oggetto' per la scelta del socio o poi per la gestione del servizio), ovvero attraverso l'affidamento diretto, in house, senza previa gara, ad un soggetto che solo formalmente è diverso dall'ente, ma che ne sostituisce sostanzialmente un diretto strumento operativo, ricorrendo in capo a quest'ultimo i requisiti della totale partecipazione pubblica, del controllo (sulla società affidataria) 'analogo' (a quello che l'ente affidante esercita sui propri servizi) e della realizzazione, da parte della società affidataria, della parte più importante della sua attività con l'ente o gli enti che la controllano (sentenza della Corte Cost. n. 199 del 20 luglio 2012). L'affidamento diretto, in house - lungi dal configurarsi pertanto come un'ipotesi eccezionale e residuale di gestione dei servizi pubblici locale - costituisce invece una delle (tre) normali forme organizzative delle stesse, con la conseguenza che la decisione di un ente in ordine alla concreta gestione dei servizi pubblici locali, ivi compresa quella di avvalersi dell'affidamento diretto, in house (sempre che ne ricorrano tutti i requisiti così come sopra ricordati e delineatisi per effetto della normativa comunitaria e della relativa giurisprudenza), costituisce frutto di una scelta ampiamente discrezionale, che deve essere adeguatamente motivata circa le ragioni di fatto e di convenienza che la giustificano e che, come tale, sfugge al sindacato di legittimità del giudice amministrativo, salvo che non sia manifestamente inficiata da illogicità, irragionevolezza, irrazionalità ed arbitrarietà ovvero non sia fondata su di un altrettanto macroscopico travisamento dei fatti.