Collepardo (Fr)

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venerdì 2 gennaio 2015

Nuovo questionario per l'aggiornamento dei dati rilevanti per la determinazione dei fabbisogni standard

Dal 29 dicembre 2014 è disponibile online sul portale Progetto Fabbisogni Standard il nuovo questionario unico per i comuni FC10U - Questionario Unico per i Comuni, Unioni di Comuni e Comunità Montane (Anno 2013)

Il Questionario unico è finalizzato all’aggiornamento e all’acquisizione dei dati rilevanti ai fini della determinazione dei Fabbisogni Standard dei Comuni, delle Unioni di Comuni e delle Comunità Montane, relativamente alle funzioni fondamentali definite nel D.lgs. 26 novembre 2010, n. 216 (“Disposizioni in materia di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard di Comuni, Città metropolitane e Province”).

I dati richiesti sono relativi a:
  • Funzioni generali di amministrazione, di gestione e di controllo;
  • Funzioni di polizia locale;
  • Funzioni di istruzione pubblica;
  • Funzioni nel settore sociale;
  • Funzioni nel campo della viabilità e dei trasporti;
  • Funzioni riguardanti la gestione del territorio e dell’ambiente (escluso il servizio di edilizia residenziale pubblica e locale e piani di edilizia economica-popolare e il servizio idrico integrato).
Il Questionario si divide in cinque moduli:
  1. Dati strutturali;
  2. Dati del personale;
  3. Servizi svolti (Tributi, Ufficio Tecnico, Anagrafe, Altri Servizi Generali, Polizia Locale, Istruzione, Viabilità e Trasporti) identificato in seguito con Servizi svolti – Parte I;
  4. Servizi svolti (Territorio, Rifiuti, Asili Nido e Sociale) identificato in seguito con Servizi svolti – Parte II;
  5. Dati contabili.
Il questionario va compilato, con riferimento all’anno 2013, in ogni sua parte dai Comuni, dalle Unioni dei Comuni e dalle Comunità Montane, sia per le informazioni di natura contabile sia per quelle di tipo strutturale.
Sarà possibile procedere alla compilazione utilizzando le credenziali di accesso già in possesso degli enti e si avranno 60 giorni di tempo per restituirlo a SOSE debitamente compilato, a far data dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Direttoriale del Dipartimento delle Finanze, avvenuta il 30 dicembre 2014.
Qui il link al comunicato integrale.
In argomento si veda anche l'articolo di F. Cerisano su ItaliaOggi dal titolo Comuni, fabbisogni al tagliando.

Pubblicato il Decreto del Ministero dell'interno che differisce al 31 marzo il termine per l'approvazione dei bilanci di previsione 2015

In un precedente post dal titolo Conferenza Stato-Città: slittano al 31 marzo i bilanci di previsione 2015 avevamo dato notizia che era giunto il via libera dalla Conferenza Stato-città allo slittamento dei bilanci di previsione 2015 al 31 marzo.
La decisione è stata resa ufficiale dal Decreto del Ministero dell'interno del 24 dicembre 2014 avente ad oggetto "Differimento al 31 marzo 2015 del termine per la deliberazione del bilancio di previsione 2015 degli enti locali", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 301 del 30-12-2014.

Dossier del Servizio studi del Senato sul DDL di recepimento delle direttive europee riguardanti appalti e concessioni

Il Senato sarà chiamato a breve ad iniziare l'esame del DDL di iniziativa governativa avente ad oggetto "Delega al Governo per l'attuazione della direttiva 2014/23/UE del 26 febbraio 2014 del Parlamento europeo e del Consiglio sull'aggiudicazione dei contratti di concessione, della direttiva 2014/24/UE del 26 febbraio 2014 del Parlamento europeo e del Consiglio sugli appalti pubblici e che abroga la direttiva 2004/18/CE e della direttiva 2014/25/UE del 26 febbraio 2014 del Parlamento europeo e del Consiglio sulle procedure d'appalto degli enti erogatori nei settori dell'acqua, dell'energia, dei trasporti e dei servizi postali e che abroga la direttiva 2004/17/CE" (A.S. 1678).
Il termine ultimo per il recepimento delle direttive nell'ordinamento nazionale è il 18 aprile 2016.

giovedì 1 gennaio 2015

Pubblicato in Gazzetta il "milleproroghe" (DL n. 192 del 31.12.2014)

In un precedente post dal titolo Il Governo vara il milleproroghe: anticipazioni in attesa del testo ufficiale avevamo dato notizia che nella seduta del Consiglio dei Ministri del 24 dicembre era stato approvato un decreto legge contenente una serie di proroghe.

Nella Gazzetta Ufficiale n. 302 del 31-12-2014 è stato pubblicato il testo del Decreto legge n. 192 avente ad oggetto "Proroga di termini previsti da disposizioni legislative".

Qui il link DL n. 302/2014 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 302 del 31-12-2014.

mercoledì 31 dicembre 2014

All'IMU sui terreni agricoli il nostro tapiro d'oro 2014

L'ultimo giorno dell'anno, quando ne abbiamo tempo, siamo soliti guardare indietro per vedere le cose buone e quelle negative che l'anno appena trascorso ci ha regalato. L'ultimo giorno dell'anno si è anche particolarmente distesi ed ironici, in quanto generalmente l'unico problema che siamo tenuti ad affrontare riguarda l'attesa della mezzanotte. 
In questa mattina del 31 dicembre, con un freddo allucinante che il vento fa bussare alla mia finestra, mi sono chiesto quale fosse la situazione più paradossale, dal punto di vista lavorativo, a cui l'anno in corso mi avesse fatto assistere, a cui assegnare un mio virtuale tapiro d'oro 2014. 
Nel mestiere di Segretario comunale ogni giorno si è costretti ad individuare soluzioni nella generale follia ed instabilità normativa ed interpretativa. Ad ogni norma, generalmente scritta male, seguono pareri, circolari, sentenze, tirate fuori dalle più svariate autorità, che generano ogni volta più confusione di quella che intendevano risolvere. Basta questo per dire che la scelta avrebbe dovuto richiedere svariati giorni di riflessione. Invece no, alla domanda è venuta fuori spontanea l'immediata risposta: la "storia" dell'IMU sui terreni agricoli. In cosa consiste questa "storia" è presto detto.
I terreni agricoli ricadenti in aree montane o di collina sono esenti dal pagamento dell'IMU. Il comma 2 dell’art. 22 del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89, ha previsto che con decreto di natura non regolamentare, siano individuati i comuni nei quali, a decorrere dall’anno di imposta 2014, si applica l’esenzione dal pagamento dell'IMU sui terreni ricadenti in aree montane o di collina. Il tutto con la finalità di recuperare 350 milioni di Euro. Recupero che secondo la norma avviene con il seguente meccanismo: riduzione dei comuni montani, obbligo per i contribuenti in quei comuni, fino a quel momento esenti,  di pagare l'IMU, maggiori incassi per quei comuni e riduzione per i comuni stessi dei trasferimenti statali. 
Il tutto come si vede parte da un decreto di natura regolamentare chiamato a stabilire in quali comuni non si applica più l'esenzione, perchè ritenuti non più montani. Soltanto il 28 novembre i comuni sono posti a conoscenza sul sito del Ministero dell'Interno di un decreto in corso di perfezionamento che ridurrà i trasferimenti statali e obbligherà i contribuenti entro il 16 dicembre a pagare l'imposta per la prima volta, essendo in precedenza esenti. 
Quante perle. 
Riassumiamole velocemente:

  • i comuni interessati avrebbero dovuto correttamente procedere ad una variazione di bilancio; il termine ultimo per poter variare i bilanci è il 30 novembre, ma la quasi totalità dei comuni aveva già provveduto all'ultima variazione di assestamento e quelli che non lo avevano fatto avevano comunque tutti gli atti già predisposti, con tanto di parere dell'organo di revisione e consegna delle proposte alla minoranza;
  • la comunicazione riguardava un decreto in corso di perfezionamento, quindi dal punto di vista giuridico un atto inesistente!
  • il decreto interministeriale del 28.11.2014 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale soltanto il 6 dicembre e prevedeva il pagamento dell'IMU per i contribuenti interessati entro il 16 dicembre!
  • il decreto è stato emesso dopo mesi, ma non ha fatto altro che prendere atto dei comuni ubicati a un’altitudine di 601 metri e oltre, individuati sulla base dell’«Elenco comuni italiani» ISTAT, pubblicato sul sito internet (!), elenco che tiene conto dell’altezza riportata nella colonna "Altitudine del centro (metri)".
Immediate le proteste da ogni fronte e decisione del governo di concedere una proroga ai contribuenti nel pagamento dell'IMU, autorizzando i comuni ad accertare gli incassi nel 2014, anche se gli stessi dovrebbero avvenire nel 2015. Anzi, il governo concede 2 proroghe, non una soltanto, anche se identiche. Infatti, prima viene approvato un decreto legge il 16 dicembre 2014, il n. 185, in cui si proroga al 26 gennaio il pagamento dell'IMU per i terreni agricoli non più esenti, poi con il maxiemendamento governativo alla legge di stabilità introduce le stesse norme contenute nel DL 185/2014 nei commi 692 e 693 dell'art. 1 della Legge di stabilità. Questo il testuale commento alla prodezza del Servizio studi della Camera dei Deputati (Dossier n. 233/4): "si segnala che i commi in esame hanno contenuto identico a disposizioni già vigenti, costituite dall’articolo 1 del decreto legge 16 dicembre 2014, n.185, per cui non sembra necessario anticiparne l’entrata in vigore in deroga alla ordinaria decorrenza della legge di stabilità prescritta dall’articolo 11 della legge di contabilità n. 196/2009 che, com’è noto, la prevede dal triennio di riferimento della manovra (vale a dire dal 1°gennaio 2015)". 
Avete capito bene, per introdurre una norma già vigente si giunge addirittura a costruire una deroga al sistema!!!!
Ma non è finita qui.
Il Presidente del TAR del Lazio, sul ricorso proposto da alcune ANCI regionali avverso il  decreto interministeriale del 28 novembre, con provvedimento n. 6651 del 22.12.2014, ha sospeso gli effetti del decreto, che "determina eccezionale e grave pregiudizio", fissando la camera di consiglio per il 21 gennaio 2015.
Secondo il Presidente del TAR il pregiudizio proviene dalla "assoluta incertezza dei criteri applicativi" del decreto "con particolare riguardo a quello dell’altitudine, ben potendo essere assoggettato a imposizione un terreno posto a più di 600 metri in agro di comune collocato notevolmente al di sotto di tale altezza".
In secondo luogo, si legge nel Decreto Presidenziale "trattandosi di misura compensativa questa interviene quando ormai gli impegni finanziari da parte dei comuni sono stati assunti con effetti gravi sul pareggio di bilancio tali da ingenerare, in alcuni casi, una procedura finalizzata alla declaratoria di dissesto e, comunque, con pesanti conseguenze sulla erogazione dei servizi alla comunità di riferimento". 
Da  ciò consegue che fino almeno al 21 gennaio, data in cui ci sarà l'udienza collegiale davanti al TAR Lazio, il decreto interministeriale che fa sorgere per i proprietari dei terreni non più montani l'obbligo del pagamento dell'IMU è sospeso ed il termine per pagare, se mai arriverà un provvedimento giudiziario che farà riprendere effetto al decreto interministeriale, è stato prorogato al 26 gennaio, con due norme di legge. Sul Sole24Ore del 24 dicembre G. Trovati ha scritto un articolo dal titolo Nuovo caos sull'IMU "agricola". Io avrei titolato, più correttamente, Ulteriore caos su caos per l'IMU "agricola".
In questo caos non poteva mancare il lampo di genio di qualche comune. Visto che l'altitudine del comune viene determinata in base al luogo dove è collocata la sede legale dell'ente (il municipio), come non pensare di "far prendere l'ascensore" alle sedi comunali? Partono così le iniziative tese a spostare nel punto più alto del paese le sedi comunali. Primo comune a battere sul tempo tanti altri è quello di Fivizzano, che ha spostato la sede legale dal luogo in cui si trovava a m. 326 ad una frazione posta a ben 860 metri!!
Nel 2015 la storia continuerà, ma già oggi merita un gran bel tapiro d'oro.
Dimenticavo, buon anno a tutti.
Amedeo Scarsella

In vigore dal 30 dicembre il nuovo Regolamento di vigilanza in materia di contratti pubblici approvato dall'ANAC

Il collega Adriano Marini ricorda che il Consiglio dell’Autorità Nazionale Anticorruzione nella seduta del 9 dicembre ha adottato il nuovo Regolamento di vigilanza in materia di contratti pubblici.

Il Regolamento è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 300, pagina 56, del 29/12/2014, ed è pertanto in vigore dal 30 dicembre 2014.

L'accesso civico per difendersi dal black out

L’istituto dell’accesso civico consente a chiunque il diritto di richiedere, gratuitamente e senza necessità di motivazione, documenti, informazioni o dati di cui le pubbliche amministrazioni hanno omesso la pubblicazione prevista dalla normativa vigente. Per l’esercizio dell’accesso civico la richiesta deve essere presentata al Responsabile della trasparenza e, in caso di ritardo o di mancata risposta, al titolare del potere sostitutivo (cfr. art.5 del d.lgs. 33/2013).
L'istituto dell'accesso civico è stato oggetto di esame in questo blog con due post:
Si segnala ora l'articolo pubblicato in data 29 dicembre dal quotidiano IlSole24Ore dal titolo L'accesso civico per difendersi dal black out.
Su questo blog ulteriori informazioni sull'argomento nelle seguenti sezioni:

martedì 30 dicembre 2014

Lettera del presidente dell'A.N.AC Raffaele Cantone ai Responsabili della prevenzione della corruzione

In occasione del nuovo anno, mi è gradito rivolgermi a tutti Voi, anche a nome dei colleghi del Consiglio dell'Autorità Nazionale Anticorruzione, per inviarvi i miei migliori auguri di buon lavoro.
Desidero iniziare con un ringraziamento, veramente sentito, per il vostro impegno continuo e la vostra dedizione, che stanno contribuendo a concretizzare gli obiettivi di prevenzione della corruzione all'interno delle numerose realtà amministrative italiane. Nessuna strategia preventiva infatti può essere realmente efficace senza l’impegno di professionalità preziose come le vostre, in grado di unire la conoscenza diretta dell'Amministrazione e dell'Ente in cui operate all'esigenza, sempre più diffusa, di legalità.
In questi primi mesi di attività, sono pervenute a più riprese alla nostra Autorità istanze e comunicazioni da parte vostra, volte a rappresentare l'anomalo "isolamento" di chi è deputato a queste funzioni. Si tratta di difficoltà in qualche modo intrinseche all'attività di chi si trova da solo a svolgere questa importante funzione.
La nostra Autorità è ben consapevole delle carenze che contraddistinguono la figura del RPC, derivanti dall'insufficiente posizione di indipendenza di giudizio e di azione che oggi le è assicurata, e dal non compiuto meccanismo di attivazione delle responsabilità previsto dalla legge n. 190 del 2012 in caso di commissione di reati contro la pubblica amministrazione o di gravi violazioni del Piano di prevenzione della corruzione. Si tratta di un sistema che fa ricadere tali responsabilità sui RPC e non attiva quel necessario e pieno coinvolgimento degli organi di governo delle amministrazioni e degli enti.
Noi faremo quanto è in nostro potere perché la disciplina legislativa sia in questa direzione corretta e aggiornata. In attesa, però, si tratta di rendere gli strumenti a disposizione, in particolare il Piano triennale di prevenzione della corruzione e il Piano della Trasparenza, il più possibile operativi e utili al fine di una efficace prevenzione della corruzione.
L'A.N.AC. sta, in questi mesi, procedendo ad una prima lettura dei PTPC già approvati e si propone, nella primavera del prossimo anno, di emanare un aggiornamento del Piano nazionale anticorruzione con il quale dare ulteriori e più utili indicazioni per rendere tali piani più efficaci.
Leggeremo con attenzione anche le vostre Relazioni per l'anno 2014, che ci daranno preziose indicazioni sui più rilevanti problemi applicativi delle misure anticorruzione che avrete rilevato nel processo di attuazione dei vostri Piani.
Al di là di questa doverosa attenzione istituzionale, penso sia necessario rafforzare, anche sul piano personale, i rapporti che devono intercorrere tra voi e l’Autorità. In primo luogo, ho disposto che l'ufficio che si occupa della vigilanza sui Piani sia anche uno strumento a vostra disposizione, utile per rispondere ai quesiti di carattere generale che già in questo anno molti di voi ci hanno trasmesso. In secondo luogo l'Autorità organizzerà, entro la metà del 2015, un "Incontro nazionale dei Responsabili della prevenzione della corruzione". Sarà una importante occasione per incontrarci, conoscerci e condividere le nostre esperienze. Potranno altresì essere messe in cantiere ulteriori forme di comunicazione con l'Autorità e tra i Responsabili, creando una "rete" tesa ad avvicinare esperienze singole, divulgare soluzioni ai problemi condivisi e best practices. Considero questo come il primo passo per la costruzione e il consolidamento di quella vera e propria "rete della legalità e dell'imparzialità" che, incentivando un senso di "squadra" coesa e collaborativa, contribuisca alla diffusione della cultura della prevenzione della corruzione nel nostro Paese.
Come vedete, ci attende un anno di impegni gravosi, ma anche esaltanti, che affronteremo tutti, mi auguro, con spirito di sacrificio e di leale collaborazione.
In questa prospettiva rinnovo a Voi tutti e alle Vostre famiglie i migliori auguri per un 2015 pieno di soddisfazione e di risultati concreti.
                                                          Raffaele Cantone
Roma, 29 dicembre 2014
Fonte ANAC.

La controversa abrogazione del divieto di reformatio in peius del trattamento economico: il caos regna sovrano!

In un precedente post ci eravamo occupati dell'abolizione del c.d. divieto di reformatio in peius, segnalando sia la circolare del Ministero dell'Interno che la posizione dell'Unione Nazionale Segretari comunali e provinciali.

In altro successivo post avevamo dato atto che non si applica la reformatio in pejus per i Segretari nominati a seguito di disponibilità (Corte dei Conti Liguria Delibera n. 52/2014).
Segnaliamo ora un interessante articolo in materia, pubblicato sul numero 23 della rivista Personale News, di Roberto Maria Carbonara dal titolo La controversa abrogazione del divieto di reformatio in peius del trattamento economico: il caos regna sovrano!

Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Legge di stabilità 2015 (L. n. 190 del 23.12.2014)

Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 300 del 29-12-2014, Suppl. Ordinario n. 99 la Legge 23 dicembre 2014, n. 190, Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2015).

Sulla legge di stabilità abbiamo già pubblicato su questo blog:

Dal 2015 contratti decentrati più "liberi"

In un precedente post dal titolo Il tetto al fondo per le risorse decentrate avevamo segnalato che si andava consolidando l'ipotesi che i vincoli dettati in tema di tetto al fondo per le risorse decentrate e di taglio in caso di diminuzione del personale in servizio possano cessare al prossimo 31 dicembre 2014.
La legge di stabilità 2015, infatti, non riproduce i vincoli in materia che pertanto cessano dal 31 dicembre 2014.
L'argomento è approfondito da Arturo Bianco in un articolo pubblicato ieri su Sole24Ore dal titolo Contratti decentrati più "liberi" e da Gianluca Bertagna nelle sue riflessioni relative al fondo nel 2015.

Legge di stabilità 2015. Un quadro di luci e ombre

Sul sito di Legautonomie è pubblicata un'analisi sui punti di maggiore interesse riguardanti gli enti locali presenti nella nuova "Finanziaria" approvata in via definitiva dalla Camera.
L'analisi è effettuata da Antonio Misiani, componente della V Commissione Bilancio della Camera e dell'Ufficio di presidenza Legautonomie.

Il fondo per la progettazione e l’innovazione e il relativo regolamento dopo il DL 90/2014

In un precedente post Le incentivazione per i dipendenti degli uffici tecnici dopo il DL 90/2014 avevamo analizzato la nuova disciplina in materia a seguito dell'approvazione del DL 90/2014, come convertito con L 114/2014.

lunedì 29 dicembre 2014

Il Governo vara il milleproroghe: anticipazioni in attesa del testo ufficiale

In un precedente post dal titolo ANCI: nel milleproroghe ci siano norme di rinvio per l'obbligo di gestioni associate e per gli acquisti e forniture dei piccoli comuni avevamo dato conto delle richieste dell'Associazione dei comuni italiani in merito all'imminente approvazione del milleproroghe.

Nella seduta del Consiglio dei Ministri del 24 dicembre si è proceduto all'approvazione di un decreto legge contenente una serie di proroghe.

Dei temi oggetto di richiesta dell'ANCI ad oggi non sembra esserci traccia, anche se dovrà attendersi la pubblicazione del testo in Gazzetta Ufficiale.
Si vedano in argomento i seguenti articoli:

Renzi: sull'applicabilità del Jobs Act al pubblico impiego deciderà il Parlamento

In un post pubblicato ieri avevamo ci eravamo posti la seguente domanda: Il Jobs Act è applicabile ai lavoratori del pubblico impiego? La domanda nasceva dal fatto che, dopo l'approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto attuativo del Jobs Act sul contratto a tutele crescenti, si era posta da subito la problematica in merito all'applicabilità di tali norme ai lavoratori del pubblico impiego. 
Nel post avevamo dato atto della formazione immediata di due schieramenti, uno per la risposta negativa ed uno per la risposta positiva, con autorevoli esponenti sia da una parte che dall'altra.
In realtà eravamo stati incompleti, in quanto nella giornata di ieri è emerso il terzo schieramento, quello capitanato dal Presidente del Consiglio Renzi che si orienta per il FORSE. Il Premier ha infatti affermato che sarà il Parlamento a decidere se il Jobs Act sarà applicabile al lavoro pubblico, nell'ambito della riforma in discussione presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato (ossia al DDL di riorganizzazione della PA, AS 1577).

domenica 28 dicembre 2014

Il Jobs Act è applicabile ai lavoratori del pubblico impiego?

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il 24 dicembre il decreto attuativo del Jobs Act sul contratto a tutele crescenti e si è posta da subito la problematica in merito all'applicabilità di tali norme ai lavoratori del pubblico impiego. Formati immediatamente due schieramenti, con autorevoli esponenti sia da una parte che dall'altra.

Per il NO
Il Jobs Act e il decreto attuativo sul contratto a tutele crescenti, approvato in Consiglio dei Ministri il 24 dicembre, non è applicabile ai lavoratori del pubblico impiego. La precisazione arriva dal ministero del Lavoro che chiarisce come la discussione sulla legge delega è stata fatta sul lavoro privato, mentre sul lavoro pubblico c'è in Parlamento una legge delega sulla Pubblica Amministrazione, nell'ambito della quale si potranno eventualmente affrontare tali tematiche. Maggiori dettagli sull'articolo pubblicato dal Sole24Ore Jobs act, ministero Lavoro: non vale per pubblico impiego.
"Il Jobs act non si applica ai dipendenti pubblici. E’ sempre stato pensato solo per il lavoro privato". Il ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, chiarisce che no, la legge delega sul lavoro non si applicherà agli statali, "il governo non ha mai avuto dubbi su questo". Maggiori dettagli sull'articolo pubblicato su La Stampa Madia: “Le regole valgono solo per i dipendenti privati”.

Per il SI
Il Sen. Pietro Ichino nel suo editoriale Storia segreta, articolo per articolo, del contratto a tutele crescenti, sostiene l'esistenza di un comma che escludeva espressamente gli statali, sparito all’ultimo minuto, affermando espressamente: "Prima di chiudere sulla definizione del campo di applicazione, merita un breve commento un terzo comma, che ha fatto parte di questo primo articolo in bozza all’incirca fino alla mezzanotte fra il 23 e il 24 dicembre, per esserne poi espunto in extremis. Esso sostanzialmente escludeva l’impiego pubblico dall’applicazione della disciplina contenuta nel nuovo decreto, con ciò sostanzialmente riproducendo quella alterità tra disciplina del lavoro alle dipendenze di enti pubblici e disciplina del lavoro alle dipendenze di privati, che il Testo Unico contenuto nel d.lgs. n. 165/2001 aveva superato (tranne che per assunzioni e promozioni, per le quali nel settore pubblico vige il principio costituzionale del concorso). Soppresso per fortuna quell’inopportunissimo terzo comma, resta dunque in vigore la disposizione contenuta nell’articolo 2, comma 2, del Testo Unico del 2001, in virtù della quale dal momento dell’entrata in vigore del decreto tutte le nuove assunzioni a tempo indeterminato alle dipendenze dello Stato, delle Regioni, dei Comuni, o di altri enti pubblici, daranno vita a rapporti “a tutele crescenti”, assoggettati alla disciplina dei licenziamenti contenuta negli articoli 2 e seguenti di questo decreto. Questo semplificherà notevolmente il problema dell’assorbimento dei precari nelle amministrazioni pubbliche, perché verrà meno la remora all’assunzione a tempo indeterminato costituita dall’inamovibilità pressoché totale determinata fin qui dal combinato disposto dell’articolo 18 e delle regole sulla responsabilità erariale del dirigente, nel caso in cui il licenziamento da lui disposto venisse annullato dal giudice con reintegrazione del lavoratore e risarcimento del danno in suo favore".
Il presidente del gruppo al Senato di Area Popolare Ncd – Udc, Maurizio Sacconi sostiene che la riforma debba essere applicata anche al pubblico impiego.
In argomento vedi anche il successivo post Renzi: sull'applicabilità del Jobs Act al pubblico impiego deciderà il Parlamento.