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lunedì 11 aprile 2016

Stazioni appaltanti, nove requisiti per la qualificazione

Il nuovo codice appalti si basa su elevati standard di qualità delle stazioni appaltanti e degli operatori economici. La qualificazione delle stazioni appaltanti, in particolare, diretta a valutarne l'effettiva capacità tecnico-organizzativa sulla base di parametri obiettivi, è il vero pilastro della riforma scaturita dalle direttive e dalla legge delega, che accrescendo i livelli di efficienza, punta ad assicurare la piena legalità dell'azione amministrativa.
All'articolo 38 del codice è prevista l'istituzione, presso l'Anac, di uno specifico elenco delle stazioni appaltanti qualificate, specificando che l'attributo è conseguito in rapporto alla tipologia e alla complessità del contratto e per fasce d'importo. I requisiti tecnico-organizzativi per l'iscrizione nell'elenco sono definiti con un decreto successivo, in applicazione dei criteri di qualità, efficienza e professionalizzazione.
Le stazioni appaltanti devono impegnarsi in effettivi processi di riorganizzazione per acquisire i requisiti necessari alla qualificazione e concretizzare, in questo modo, un salto di qualità rispetto al passato, anche attraverso il ricorso a un uso più flessibile degli strumenti e a modalità innovative nella gestione e nell'esecuzione degli affidamenti.
Inizia così l'articolo di Susy Simonetti e Stefania Sorrentino dal titolo Stazioni appaltanti, nove requisiti per la qualificazione pubblicato pubblicato dal quotidiano del Sole24Ore Enti Locali & PA.
Sul nuovo Codice degli appalti si vedano su questo blog i precedenti post:

1 commento:

  1. Bertoldo, come sapete, piangeva quando c’era il sole perché pensava che poi, fatalmente, sarebbero venuti il gelo e la pioggia. La cosa mi farebbe ridere se non scoprissi ogni giorno che, più o meno, tutti somigliamo a Bertoldo. Invece di godere un’ora o un minuto di felicità, ci torturiamo al pensiero che presto dovrà pur finire e che dietro l’uscio, in agguato, c’è sempre la morte. E’ vero, certo, che la felicità è fuggevole e che la morte ci aspetta, ma a maggior ragione dovremmo afferrare l’avaro dono del destino e gustarlo prima che ci sia tolto. Come giudichereste un uomo che, avendo in mano un frutto maturo, invece di mangiarlo lo gettasse via pensando che tanto, quel frutto marcirà presto? Eppure così faceva Bertoldo, e così facciamo noi.

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