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mercoledì 4 gennaio 2017

Per Cassese la riforma della dirigenza è stata azzoppata in dirittura d'arrivo "dall'azione congiunta dei vertici ministeriali e dalla Corte Costituzionale"

In un articolo pubblicato oggi dal Corriere della Sera, il Prof. Sabino Cassese individua nell'amministrazione pubblica la ragione dell'inefficienza dello Stato. Dico subito che l'articolo non lo condivido per le ragioni che illustrerò in seguito in altro post, ma mi preme subito scrivere che un'affermazione contenuta nell'articolo mi ha lasciato profondamente perplesso. L'affermazione è quella secondo la quale la riforma della dirigenza sarebbe stata "azzoppata in dirittura d'arrivo, nel momento di massima debolezza del governo, dall'azione congiunta dei vertici ministeriali e dalla Corte Costituzionale".
Questa affermazione, fatta da chi ha ricoperto l'incarico di Ministro della Funzione Pubblica e giudice costituzionale, mi inquieta ed anche tanto. 

Cosa significa "azione congiunta"? 
Io questa affermazione la intendo nel senso che, ad avviso di chi l'ha scritta, la sentenza della Corte Costituzionale n. 251/2016 che ha bloccato la riforma della dirigenza, è stata emessa dalla Suprema Corte "d'accordo" o "in qualche modo di concerto" con i vertici ministeriali. La interpreto così, in quanto altrimenti non si sarebbe usata l'espressione "azione congiunta"; congiunto vuol dire unito, in collegamento (vedi dizionario del Corriere della Sera). 
Questa interpretazione è rafforzata dall'inciso secondo il quale questa "azione congiunta" sarebbe stata compiuta "nel momento di massima debolezza del Governo", come a significare che, proprio per la sua debolezza, il Governo non avrebbe potuto politicamente resistere.
Il disorientato lettore (cioè io) fa fatica a comprendere queste affermazioni, pensando che la sentenza della Corte Costituzionale n. 251/2016 è una sentenza di conformità alla costituzione della legge ordinaria, che nulla ha a che vedere con accordi o con valutazioni politiche circa lo stato di forza o di debolezza di un Governo. 
E' una sentenza emessa da un giudice terzo, di massima garanzia, deputato dalla Costituzione alla tutela dei suoi principi. 
E' una sentenza emessa da una Corte, che merita il massimo rispetto, di cui ha fatto per anni parte il Prof. Cassese. 
Se poi aggiungiamo che la Corte Costituzionale si è mossa sul solco di una giurisprudenza abbastanza consolidata sul punto (si veda il precedente post La leale collaborazione secondo la Corte costituzionale: le sentenze «additive di procedura») lo smarrimento diviene totale.
Stante la stima riposta nel Prof. Cassese, sarebbe auspicabile un chiarimento rispetto a quanto scritto; il mio perenne ottimismo mi induce a pensare che non ho capito bene io.
Qui il link all'articolo L'imbuto dove tutto si ferma.

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